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La miniera degli open data pubblici

Fonte: Il Sole 24 Ore

Un giacimento di open data nel mare delle banche dati gestite dalle pubbliche amministrazioni. Sale a quota 14mila l’elenco dei file «aperti» pubblicati online dagli enti pubblici, nazionali e locali per promuovere la trasparenza e la condivisione delle informazioni. A mappare il fenomeno è l’ultimo monitoraggio del sito internet Dati.gov.it, d’ora in poi gestito direttamente dall’Agenzia per l’Italia digitale (Agid).
Gli enti pubblici siedono sopra una enorme (e preziosa) mole di dati: anagrafi, inventari, informazioni su personale e stipendi, conti economici e statistiche funzionali all’attività interna. Ma solo alcuni di questi dati, e ben selezionati, vengono estratti e resi fruibili per cittadini e imprese. L’Agid, che nel piano nazionale per la Crescita digitale presentato il 4 marzo ha dedicato un intero capitolo agli open data, ha concluso da pochi giorni il monitoraggio delle banche dati della Pa (previsto dall’articolo 24-quater, comma 2, del Dl 90/2014): il catalogo delle informazioni in possesso delle 9.400 amministrazioni mappate conta oltre 54mila file, gestiti tramite applicativi informatici di diversa natura. In particolare i Comuni, con i loro consorzi e associazioni, ne trattano circa 33.200 e le scuole altri 15.500. Questo è lo spaccato, rilevato dall’Agenzia, di come attualmente gli enti pubblici gestiscono queste banche dati: l’obiettivo è individuare delle best practice e – in futuro – mettere a punto delle piattaforme informatiche integrate per ridurre sprechi, malfunzionamenti e far dialogare tra loro gli uffici. 
Queste informazioni, in virtù della progressiva dematerializzazione delle Pa, ormai vengono raccolte e gestite in formato digitale e, per motivi di privacy e sicurezza, in alcuni casi anche criptate. Da questo ricco giacimento solo in un secondo momento, e anche in base alle priorità politiche, alcuni enti scelgono di estrarre le banche dati da rendere accessibili: secondo Dati.gov.it ad oggi i file «aperti» sono 14.012, di cui 6.665 liberati da Comuni e Province, 4.804 da Regioni e Province autonome, 2.100 da enti nazionali (in primis Istat e Inps), 114 da università e tutti gli altri da altri soggetti pubblici. 
Il portale governativo sugli open data, fino a ieri nelle mani del Formez, è passato sotto il controllo dell’Agid dopo la firma di una convenzione la settimana scorsa. «Rilasciare dati – afferma il direttore dell’Agenzia, Alessandra Poggiani – non serve se poi questi non sono veramente accessibili, comprensibili e utilizzabili. Vogliamo che Dati.gov.it sia più semplice e diventi la piattaforma unica per tutti i dati rilasciati dalle amministrazioni. Gli open data abilitano la democrazia, rendendo i cittadini più informati e consapevoli, e la nuova imprenditoria, rilasciando dati a sviluppatori e civic hackers per realizzare nuove app e servizi». Si pensi solo all’importanza delle informazioni sull’utilizzo dell’energia tramite le quali diventerebbe possibile, ad esempio, gestire in modo più efficiente la rete: i dati delle certificazioni energetiche degli edifici, come quelli pubblicati da Regione Lombardia, oppure quelli sugli interventi di risparmio energetico posseduti da Enea (la cui pubblicazione è prevista nell’Agenda per la valorizzazione del patrimonio pubblico del 2014, ma non ancora effettuata) potrebbero risultare utili. 
Tra i dataset (file di dati, in gergo) censiti dal sito Dati.gov.it, la maggioranza di quelli resi fruibili per cittadini e imprese sono legati ai trend della popolazione e ai fenomeni ambientali. Affiancati da banche dati territoriali, cartografie locali, oppure statistiche demografiche. Su un totale di 240 dataset resi finora disponibili dal Comune di Milano quelli maggiormente scaricati, con 3.176 download, sono l’analisi della popolazione in città (dal 1999 al 2013) suddivisa per cittadinanza e quartiere, seguita dalla localizzazione degli hot spot della rete Open WiFi (3.101 download). A seguire, la consultazione collettiva degli ingressi dei veicoli all’interno di Area C (2.804). Nella top five degli interessi degli utenti sale anche la localizzazione delle piste ciclabili cittadine (2.062) e quella delle fermate della metropolitana (1.931).
Non mancano, poi, l’agricoltura e il turismo tra i settori più «aperti»: le finestre online si aprono, ad esempio, sull’elenco delle strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere censite dalle regioni Emilia-Romagna e Lombardia oppure sui campeggi autorizzati in Liguria. 
La Pa fatica un po’ di più a liberare informazioni in tema di salute, lavoro, trasporti e viabilità, coperti comunque da decine di banche dati accessibili. Secondo Dati.gov.it, uno dei file modificati più volte, quindi aggiornati spesso da parte dell’ente pubblico proprietario, è quello delle aree pedonali del Comune di Firenze: raccoglie l’elenco degli «elementi poligonali rappresentativi» delle aree di circolazione urbane pedonalizzate, suddivisi per tipologia secondo le ordinanze dell’amministrazione. Insieme alle informazioni sulle piste ciclabili oppure sulle fermate dei trasporti pubblici, rappresentano una miniera d’oro per gli sviluppatori di app e servizi digitali. 
Infine, passando in rassegna il censimento dei dati «aperti», è più raro trovare le informazioni relative ai conti pubblici: le spese, i bilanci e le statistiche sull’attività di governo delle amministrazioni ancora faticano a diventare open data. «Questo è l’obiettivo di soldipubblici.it, che mira a rendere dati già disponibili più facilmente consultabili e presto verrà implementato con i dati delle amministrazioni centrali», conclude la direttrice dell’Agid. Al momento, però, sul sito lanciato a dicembre dallo stesso premier Renzi mancano ancora i dati dei ministeri e dall’elenco di entrate e uscite non sempre è facile risalire ai riferimenti dei beneficiari e al dettaglio delle voci di spesa. 

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