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ISTAT, in calo le spese nei Comuni e le entrate di Province e Città metropolitane

Fonte: Sole 24 Ore

di DANIELA CASCIOLA (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Nel 2017 si registra la riduzione della spesa impegnata dai Comuni a fronte di una sostanziale stabilità delle entrate accertate. Un calo spiegato per il 50,8% dalla flessione degli investimenti fissi lordi. Aumentano, invece i pagamenti e la capacità di spesa. In lieve calo entrate, capacità di riscossione e incidenza dei redditi da lavoro dipendente. Entrate e capacità di riscossione in calo nelle Province e Città metropolitane, in particolare per le entrate proprie delle isole. È il quadro d’insieme che emerge dalrapporto dell’Istat sulla spesa degli enti locali relativa al 2017. Tra gli altri dati, il capitolo di spesa più consistente nei Comuni è l’acquisto di beni e servizi, nelle Province e Città metropolitane i trasferimenti correnti. I Comuni Nei Comuni si registra un aumento dei pagamenti e della capacità di spesa, in calo gli impegni L’ammontare complessivo delle spese impegnate è di 76.556 milioni di euro (-3,2% rispetto all’anno precedente). I pagamenti ammontano nel loro complesso a 76.030 milioni di euro (+0,4%) da cui deriva una capacità di spesa pari al 76,6% (+2,0 punti percentuali rispetto all’esercizio precedente). Gli impegni di spesa corrente sono pari a 53.709 milioni di euro (888 euro per abitante), mentre i pagamenti correnti ammontano a 53.327 milioni di euro. La capacità di spesa corrente è pari al 76,4% (+1,5 punti percentuali rispetto al 2016).

Le spese in conto capitale impegnate ammontano a 9.676 milioni di euro (-13,7% rispetto al 2016), quelle per incremento di attività finanziarie sono pari a 741 milioni di euro (-6,0% rispetto al 2016). Infine, gli impegni per rimborso di prestiti e per chiusura anticipazioni sono pari, rispettivamente, a 3.180 e 9.250 milioni di euro. Province e Città metropolitane Entrate e capacità di riscossione in calo nelle province e città metropolitane. Nel 2017 l’ammontare complessivo stimato delle entrate accertate, al netto dei servizi per conto terzi e partite di giro, risulta pari a 9.121 milioni di euro (-5,0% rispetto all’esercizio precedente); l’86,0% è costituito dalle entrate correnti, l’8,2% da quelle in conto capitale, il 2,6% da riduzione di attività finanziarie e il restante 3,2% dalle entrate per accensione di prestiti e anticipazioni da istituto tesoriere/cassiere. La capacità di riscossione è pari al 72,7%, in diminuzione rispetto al 2016 (quando risultava pari al 76,3%). Le entrate correnti sono costituite principalmente da entrate di natura tributaria, contributiva e perequativa, per un importo pari a 4.316 milioni di euro (73 euro per abitante). Queste ultime rappresentano il 55,0% del totale delle entrate correnti, con una capacità di riscossione pari al 75,6%.

La quota più alta si registra in Emilia-Romagna (69,5%) mentre nelle province del Friuli-Venezia Giulia, interessate da un ampio piano di riordino, si registra il valore pro capite più contenuto (1 euro). Le entrate derivanti da trasferimenti correnti rappresentano il 36,5% delle entrate correnti, per un valore pro capite di 48 euro. La parte restante è rappresentata da entrate extratributarie con 11 euro per abitante. Spese in calo nelle province e città metropolitane Le spese totali impegnate nel corso del 2017 dalle province e dalle città metropolitane ammontano a 9.199 milioni di euro (-9,0% rispetto all’anno precedente). Le spese correnti ammontano a 7.312 milioni di euro e rappresentano il 79,5% del totale. Rispetto all’anno precedente, si registra una diminuzione dell’8,0% e una riduzione della capacità di spesa che risulta pari al 58,1%. Il valore pro capite delle spese correnti, pari a 123 euro a livello nazionale, raggiunge il livello più elevato nelle province della Basilicata (228 euro) e il più basso nelle amministrazioni del Friuli- Venezia Giulia (28 euro). La situazione nelle Regioni A livello regionale, le Province e le Città metropolitane dell’Emilia Romagna presentano il grado più elevato di autonomia impositiva, in crescita rispetto all’anno precedente (+0,6 punti percentuali).Puglia in coda tra le regioni per spesa corrente pro capite dei Comuni. L’incidenza delle spese per i redditi da lavoro dipendente è più elevata nei Comuni della Sicilia (34,3%), e raggiunge il minimo in quelli della Sardegna (22,3%). L’incidenza delle spese per acquisto di beni e servizi raggiunge il livello massimo nei comuni del Lazio (62,4%) e quello minimo, pari al 39,1%, nei comuni del Trentino-Alto Adige/Südtirol. La spesa corrente pro capite è pari a 888 euro a livello nazionale; la regione che presenta il valore più elevato nei comuni è la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (1.737 euro) quella con valore più basso è la Puglia (685 euro).

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