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Intesa Anci-Governo su decreto ento locali: lunedì in C.d.M.

Ci siamo quasi: lunedì prossimo dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri il decreto enti locali – un “quasi omnibus” – che dovrebbe rendere più flessibile l’utilizzo delle risorse finanziarie di cui godono i comuni. Ieri, infatti, si è tenuto l’ultimo incontro tra comuni e governo prima della presentazione del testo, e molte delle questioni che nelle scorse settimane erano state oggetto di confronto ed approfondimento ieri mattina hanno trovato una soluzione positiva.

Il presidente dell’Anci Fassino, soddisfatto delle intese raggiunte, ha precisato che “pur in un quadro che continua ad essere oneroso e non semplice per lo sforzo richiesto ai comuni, sono tutte misure che vanno nella direzione di agevolare la gestione quotidiana della vita delle amministrazioni”.

“Lavoreremo ancora in queste ore per affinare una serie di dettagli tecnici alle intese che abbiamo realizzato”, ha detto il presidente Anci Fassino, sottolineando come “su molti punti ci sono soluzioni positive che certamenteconsentono ai comuni di redigere i bilanci entro il 30 luglio in una condizione di maggiore certezza finanziaria.

Le misure discusse nell’incontro

Le misure discusse nell’incontro di ieri sono:

  • l’utilizzo per la spesa corrente dei proventi della rinegoziazione dei mutui con la Cassa depositi e prestiti
  • l’esclusione delle sanzioni per le Città metropolitane che hanno ereditato sfondamenti del patto di stabilità da parte degli enti precedenti
  • un allentamento dei vincoli sulla gestione del personale.

Il personale delle Città metropolitane

Quanto al tema del personale delle Città metropolitane, Fassino ha specificato che c’è l’impegno del governo a coprire le spese di quel personale che avrebbe già dovuto essere mobilitato verso amministrazioni statali e regionali e che, invece, continua ad essere a carico di Città metropolitane ed enti di secondo grado.

Il fondo compensativo IMU-TASI

Resta ancora irrisolto il fondo della consistenza del fondo perequativo per compensare i comuni dei minori introiti derivanti dal passaggio dall’Imu alla Tasi, che i sindaci vorrebbero fosse di 625 milioni di euro. “Il governo ribadisce la giustezza della richiesta ma sul quantum del fondo – ha spiegato Fassino – si è riservato di fare altri approfondimenti anche in relazione al nuovo scenario che si e’ determinato dopo la sentenza della Consulta sulle pensioni”. 
“È chiaro che se questi soldi non dovessero arrivare – ha detto il sindaco di Lecce Perrone significherebbe che per 1800 comuni il taglio non è più di 1,5 miliardi ma di 2,125”, confermando che “pur essendoci accordo sul principio che queste risorse toccano ai comuni, rimane disaccordo sul quantum del fondo”.

Falcomatà-Reggio Calabria: “dal governo ok a società in house cittadine, pressing con Anci ha dato frutti sperati”

Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ha espresso soddisfazione per il via libera arrivato ieri, nel quadro del testo sul decreto enti locali concordato dalla delegazione Anci ricevuta a Palazzo Chigi, per la costituzione della società in house per la gestione dei servizi pubblici essenziali della Città dello Stretto. Un passaggio che, peraltro, garantirà anche un futuro lavorativo alla gran parte dei lavoratori dell’ex partecipata comunale Multiservizi.

“Il sindaco, durante gli incontri delle scorse settimane presso l’Anci – ricorda una nota – aveva espressamente chiesto lo sblocco delle limitazioni sul personale imposte dall’art. 27 del d.l. 66 del 2014: il comune di Reggio Calabria non poteva assumere nuovo personale perché non in regola con i termini di pagamento nei confronti dei soggetti creditori”.

“Le nostre richieste, condivise dai colleghi sindaci, sono state tutte ascoltate a dimostrazione che i nostri viaggi non sono stati vani. Il pressing politico è servito a farci sentire nei tavoli romani – ha concluso il sindaco reggino – riacquistando credibilità agli occhi della politica dopo il periodo buio che la città ed i suoi cittadini hanno subito”.

Nardella: “opere pubbliche finanziate da fondi Ue fuori da vincoli del Patto di stabilità”

“C’è una buona base di lavoro che dovrebbe portare ad un provvedimento utile alle comunità locali ed agli enti locali. Da parte mia ho chiesto che il governo escluda dal patto di stabilità le risorse per il cofinanziamento locale ai fondi Ue per le opere strategiche elencate nell’allegato del Def”. Questo il commento rilasciato dal sindaco di Firenze, Dario Nardella che, in qualità di coordinatore Anci delle Città metropolitane, ha partecipato al vertice di ieri a Palazzo Chigi tra sindaci e governo. 
Parlando con i giornalisti, Nardella ha detto di “aver evidenziato un aspetto che riguarda le opere pubbliche che sono cofinanziate dai fondi europei, ci sono molte opere di importanza strategica che sono finanziate sia con fondi locali che con fondi europei. La nostra richiesta – ha spiegato – è quella di poter inserire il cofinanziamento locale tra quei fondi che non vanno a incidere nel patto di stabilità”. 
Questo perché “altrimenti il paradosso che si verifica è che queste opere necessarie al paese che usano fondi Ue rischiano di essere rallentate o di incidere negativamente perché i Comuni – ha concluso il sindaco di Firenze – non possono contribuire per la loro quota parte a causa del tetto del patto di stabilità”.

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