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Infrastrutture defiscalizzate

Rilancio delle infrastrutture in vista per l’autunno. “Sto lavorando a un provvedimento per la defiscalizzazione delle nuove infrastrutture per le quali sia accertato, dal punto di vista tecnico, che non sono sostenibili per un piano economico e finanziario con l’attuale gravame di Iva”, ha annunciato il viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia a margine del Meeting di Comunione e Liberazione, in corso a Rimini. La ragione del provvedimento è di far decollare quei progetti infrastrutturali che oggi non sono “bancabili” con l’attuale regine fiscale. “Penso ad una sterilizzazione totale dell’Iva con un impatto di 5-6 punti di Pil e la creazione di centinaia di posti di lavoro”. “Su questo – ha detto ancora – credo che dobbiamo intervenire e questo proporrò ai colleghi di governo”. Lo stesso Ciaccia ha annunciato che la proposta dovrebbe prendere forma in un disegno di legge. La defiscalizzazione, ha spiegato Ciaccia, non crea nessun aggravio per i conti pubblici: in assenza di tali incentivi le opere non verrebbero realizzate e, pertanto non ci sarebbe alcun gettito. L’indotto creato dalla infrastruttura così realizzata può, invece, produrre entrate di gran lunga superiori all’agevolazione concessa che è senza effettivi oneri per lo stato e per i cittadini. “Ritengo – ha ribadito – che, senza incidere sulle entrate erariali e sul bilancio pubblico, attraverso un’esenzione totale dell’Iva, possa conseguirsi l’ambizioso obiettivo di realizzare un considerevole numero di infrastrutture, diversamente mai realizzabili, in grado di stimolare un indotto tale da generare effetti positivi anche per le entrate pubbliche. Questa costruzione non è figlia di un sogno di una notte di mezza estate e sono in grado di dimostrare che questa impostazione reca condizioni favorevoli per tutti: stato, fisco, cittadini, imprenditori, investitori; è un potentissimo sviluppatore di crescita e di energia. Un volàno per l’economia di portata storica proprio per la fase difficile in cui vive tutta l’Europa”. Del resto, ha ricordato, “il non fare nel campo delle infrastrutture”, “potrebbe comportare, nei prossimi 15 anni, costi dell’ordine di 376 miliardi”. “Insomma, il tempo è scaduto, ma possiamo far riprendere a girare l’orologio che segni la nuova svolta dell’economia. Occorrono perciò decisioni coraggiose e rapide per realizzare le infrastrutture di interesse comune e, cioè, quella spina dorsale che manca per gli scambi e gli investimenti e che costituisce una leva formidabile per porre al riparo dalla crisi e dalla speculazione gli Stati membri, nessuno escluso”. “Puntare in modo deciso sull’utilizzo della fiscalità come leva per favorire gli investimenti in infrastrutture è una scelta che Confindustria condivide pienamente e che ha già sostenuto da tempo insieme alle più importanti Fondazioni e Istituzioni finanziarie, pubbliche e private, del nostro Paese”, afferma in una nota il presidente dell’associazione degli industriali, Giorgio Squinzi. La proposta del viceministro Ciaccia, di una “defiscalizzazione Iva per le infrastrutture da realizzare è un’ottima soluzione per liberare risorse a favore di interventi che servono al Paese”, commenta nello stesso tono il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, ricordando che “l’edilizia è il settore che svolge un ruolo chiave nella modernizzazione del Paese. È fondamentale, quindi, recuperare risorse pubbliche da investire in opere infrastrutturali grandi, medie e piccole in grado di mettere in sicurezza il Paese, incrementarne la competitività e incidere positivamente sulla crescita economica”. “Troppo spesso – continua il numero uno dei costruttori – progetti utili al territorio rimangono sulla carta per la scarsità di fondi pubblici. Giusto, quindi, in questo momento di crisi così dura, pensare a una defiscalizzazione per facilitare l’apertura dei cantieri. L’idea Iva è quindi da condividere e sostenere con l’obiettivo di accelerare la ripartenza degli investimenti in opere pubbliche e allo stesso tempo influire sullo sviluppo economico e sull’occupazione”. “È un’iniziativa che verrà accolta bene dal mercato e renderà comunque finanziabili opere che oggi difficilmente lo sarebbero”, fa eco Giovanni Castellucci. “È quello che ci vuole per accelerare l’esecuzione degli investimenti in un periodo in cui la finanza non è poi così a buon mercato”, ha spiegato Castellucci. “Il ministero – ha anche annunciato lo stesso Ciaccia – sta lavorando ad un complesso progetto di riordino dei trasporti e il piano Enac (per gli aeroporti) è solo uno dei contributi dei quali terremo conto”. Il viceministro ha affrontato poi la questione dell’aeroporto di Rimini, mostrandosi fiducioso che possa rientrare nella lista degli scali destinati a rimanere operativi. “Sono convinto che Rimini – sono parole di Ciaccia – abbia un trend di crescita sia dei passeggeri come anche del cargo. Ha le potenzialità per rientrare tra gli aeroporti di interesse nazionale e di area. Ha dato testimonianza di poter reggere bene”.

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