Questo articolo è stato letto 63 volte

Indennità, contributi e Fondo crediti di dubbia esigibilità: le massime della Corte dei conti in rassegna

Fonte: Sole 24 Ore

di MARCO ROSSI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Insegnante supplente e indennità di funzione
La ratio dell’articolo 82, comma 1, Dlgs 267/2000 che stabilisce il dimezzamento dell’indennità di funzione degli assessori comunali nei confronti dei dipendenti che non abbiano richiesto l’aspettativa, consiste nel promuovere e riconoscere, compensandola, la totale dedizione dell’amministratore pubblico al perseguimento degli interessi della collettività, consentendogli di percepire somme che gli permettano di mantenere il necessario grado di indipendenza economica per tutto il periodo di esercizio delle funzioni. La medesima, ovviamente, viene ad assumere minore pregnanza allorquando il singolo assessore già percepisca un proprio stipendio come lavoratore dipendente, avendo scelto di non prendere il periodo di aspettativa previsto dalla legge. Proprio questa situazione e cioè il venire meno delle impellenti necessità di sostentamento economico, giustifica la riduzione dell’indennità al 50 per cento. Inoltre, il dimezzamento dell’indennità prevista per il sindaco lavoratore dipendente che non chiede l’aspettativa è una misura diretta a impedire la fruizione del doppio emolumento (stipendiale e indennitario) per intero, e non anche a soddisfare esigenze di contenimento della spesa pubblica. Questa soluzione prescinde dalla natura del rapporto di lavoro (a tempo determinato o indeterminato) e dalla possibilità di chiedere il collocamento in aspettativa.

Enti locali ed erogazione di contributi  
Gli enti locali possono deliberare contributi a favore di soggetti terzi in relazione alle iniziative ritenute utili per la comunità amministrata, nel rispetto, in concreto, dei principi che regolano il legittimo e corretto svolgimento delle proprie potestà discrezionali, determinati proprio dall’articolo 12 della legge 241/1990. Ciascun ente, pertanto, in relazione alle risorse disponibili, deve individuare gli obiettivi da perseguire e le attività che, in concreto, possono essere svolte, ricordando, nel contempo, l’insegnamento della giurisprudenza amministrativa secondo cui in ogni operazione di finanziamento a carico della mano pubblica, il beneficio economico è riferibile a un obiettivo essenziale perseguito dalla relativa disciplina di settore (sia normativa che amministrativa). Il finanziamento è preordinato al soddisfacimento di un interesse istituzionale che trascende, cioè, pur implicandolo, l’interesse dei destinatari; vale a dire che in ogni operazione di finanziamento non è intellegibile solo un interesse del beneficiario ma anche quello dell’organismo che l’elargisce, il quale a sua volta, altro non è se non il portatore degli interessi, dei fini e degli obiettivi del superiore livello politico istituzionale. Logico corollario è che le disposizioni attributive di finanziamenti devono essere interpretate in modo rigoroso e quanto più conformemente con gli obiettivi presi in considerazione dal normatore.

Obblighi di costituzione del fondo crediti di dubbia esigibilità
In merito alla costituzione del fondo crediti di dubbia esigibilità, l’esempio n. 5 contenuto nell’allegato 4/2 al Dlgs 118/2011, ha specificato che l’ente locale deve individuare le categorie di entrate stanziate che possono dare luogo a crediti di dubbia e difficile esazione (con un livello di analisi che può limitarsi alle tipologie o scendere più in basso, alle categorie o ai capitoli), procedendo, con riferimento a quelle escluse, per le quali non si provvede all’accantonamento a fondo crediti, a «dare adeguata illustrazione nella nota integrativa al bilancio». Pertanto, il Comune non è libero di individuare quali siano le entrate di dubbia esigibilità (limitando l’accantonamento a Fcde solo ad alcune di esse), ma deve motivare la relativa scelta, facendo riferimento alla natura dell’entrata (presupposto principe), al relativo importo (potendo, in alcuni casi, non essere quantitativamente significative) e, soprattutto, all’andamento storico della percentuale di pregresse riscossioni (che, invece, come esposto, per alcune entrate extra-tributarie, escluse dal conteggio del Fcde, palesavano sensibili residui attivi da riscuotere). Inoltre, i crediti che è possibile escludere dal calcolo della quota da accantonare a Fcde sono quelli verso altre «amministrazioni pubbliche» (sul presupposto, su un piano statistico, che questi ultimi siano esigibili), non verso società partecipate, pur affidatarie dirette di attività strumentali o servizi pubblici locali (cosiddette in house).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *