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Incentivi, resta il nodo Regioni

Fonte: Il Sole 24 Ore

Arriverà un taglio drastico alle norme nazionali, che potrebbero scendere da 51 a 25, ma per il groviglio degli strumenti regionali occorrerà soprattutto la concertazione. Il provvedimento che il governo sta preparando sugli incentivi, per il varo probabilmente a giugno, è fortemente orientato a privilegiare gli strumenti per la ricerca e innovazione (lavorando d’intesa con il ministero di Francesco Profumo) e all’internazionalizzazione, ma non potrà intervenire laddove la competenza è strettamente regionale.
Per questo, bisognerà aspettare per disboscare un complesso di 815 interventi che, nel periodo 2005-2010, hanno finanziato 420.649 iniziative per complessivi 14,5 miliardi di agevolazioni concesse, con erogazioni per 9,7 miliardi (il 67% di quelle concesse).
Il lavoro dunque si concentrerà per ora sul quadro nazionale. Il nuovo corso, oltre che a un maggior rigore, dovrà ispirarsi anche a una più attenta selezione ex ante e in corso d’opera degli interventi da finanziare. Perché le esperienze passate sono piene di interventi poco efficaci, avanzati in modo non trasparente o oggetto di pratiche illecite. Significativo, sotto questo punto di vista, il dato sulle revoche.
Tra il 2005 e il 2008 i procedimenti di revoca sono arrivati a quota 8,4 miliardi (7,6 miliardi per gli interventi nazionali, 0,8 miliardi per quelli regionali). Revoche che si sono concentrate principalmente nel periodo 2004-2008 per la legge 488/92 e per gli interventi della programmazione negoziata. In particolare, per il 2010, ultimo anno di rilevazione disponibile, l’incidenza delle revoche è stata di circa 1 miliardo (12% del totale generale).
Proprio gli incentivi a pioggia della 488 e la programmazione negoziata sono considerati ormai strumenti superati. Il riassetto degli incentivi allo studio dello Sviluppo economico punta invece a confermare i contratti di sviluppo, strumento nato con il decreto 112 del 2008 che può articolarsi in uno o più progetti di investimento e, eventualmente, progetti di ricerca industriale con estensione anche al turismo e al commercio. Per i contratti di sviluppo si può contare sui fondi Ue gestiti dal ministro Fabrizio Barca, ma per la maggior parte degli strumenti in bilico proprio l’assenza di risorse rischia di fare da tagliola.
Un riscontro diretto di quanto le difficoltà dei conti pubblici abbiano frenato il sistema di incentivazione si ottiene analizzando i dati sull’erogazione delle risorse. Dai massimi raggiunti nel 2008, il calo è stato pressoché costante e in particolare, durante la crisi del 2009-2010, nel periodo culminante della crisi, lo Stato, a corto di liquidità, ha immesso nel sistema economico un volume ridotto di risorse. Al Centro-Nord si è passati da 1,2 miliardi del 2008 a 737 milioni del 2010, al Sud da 1,6 miliardi a 969 milioni.

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