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Incarichi di posizione organizzativa: sempre necessaria la motivazione

Fonte: Sole 24 Ore

di GIANLUCA BERTAGNA (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

La Corte di Cassazione – sezione lavoro – con l’ordinanza n. 11367/2020, ha confermato la condanna di un ente a risarcire un proprio dipendente, per il danno derivato dalla mancata attribuzione di un incarico di posizione organizzativa, assegnato a un collega con provvedimento illegittimo per mancanza di motivazione.
Il lavoratore, infatti, aveva allegato alla domanda per il riconoscimento della responsabilità dell’area tutta una seria di documenti a supporto del suo “diritto” e inoltre aveva provato:
• di essere in possesso di professionalità adeguata (la contrattazione decentrata prevedeva di tenere conto a tali fini della assegnazione all’area cui si riferiva la posizione organizzativa, ed il soggetto era collocato in quell’area);
• di essere laureato (in architettura), laddove il collega nominato era titolare solo del titolo del diploma (di geometra);
• di avere diritto ad un conferimento prioritario rispetto agli altri tre candidati, in quanto era l’unico titolare dell’ex ottava qualifica, che lo rendeva idoneo a partecipare a concorsi per dirigente;
• che il Comune aveva sempre confermato la posizione organizzativa al titolare, senza eccezione alcuna, sicché le probabilità di conferma dell’incarico, ove assegnatogli, dovevano essere quantificate nella misura del 90%.

Non avendo l’ente preso in considerazione questi elementi il dipendente si è rivolto al giudice fino giungere alla Cassazione, la quale, in conclusione ha affermato che è illegittimo per carenza di motivazione, dunque sindacabile dal giudice di merito, il provvedimento con cui un dirigente attribuisca l’incarico di posizione organizzativa ad un dipendente nell’ambito di una selezione tra diversi candidati, con conseguente condanna a risarcire il candidato estromesso che ha fornito dati oggettivi e statistici il suo diritto all’assegnazione della posizone organizzativa.

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