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In Sardegna, Friuli e Sicilia si è scelto il “fai-da-te”

Fonte: Il Sole 24 Ore

Nelle regioni a statuto speciale – almeno in Friuli, Sardegna e Sicilia, visto che Valle d’Aosta e Trentino non ne sono toccate – la riforma delle province segue strade proprie. La legge Delrio vale come principio – al quale adeguare gli statuti entro il prossimo aprile -, ma per il resto ognuna delle tre regioni ha scelto soluzioni diverse.

In Sardegna un referendum del 2012 ha abolito le quattro nuove province (Olbia-Tempio, Medio Campidano, Ogliastra e Sulcis-Iglesiente), che ora sono commissariate. Di fatto, però, esistono ancora e anche per questo la regione sta cercando di accelerare il processo di risistemazione dell’intero apparato amministrativo. «A fine settembre – spiega Cristiano Erriu, assessore regionale agli enti locali – la giunta ha approvato le linee di indirizzo della riforma, da trasferire in un disegno di legge che contiamo di approvare entro fine anno. Tutte le province diventeranno dipartimenti amministrativi, presso i quali decentrare anche alcuni servizi regionali. È prevista, inoltre, la gestione associata dei piccoli comuni e l’istituzione della città metropolitana di Cagliari».

In Sicilia una legge di marzo ha introdotto, al posto delle province (tutte commissariate), nove liberi consorzi comunali. La legge dava la possibilità ai comuni di deliberare, entro il 28 settembre, il passaggio a un ambito diverso dalla provincia di appartenenza. «Lo hanno fatto – afferma Patrizia Valenti, assessore regionale agli enti locali – otto municipi, che entro metà dicembre dovranno sottoporre la delibera a referendum. Dopodiché la legge (che ha anche istituito le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina), diventerà operativa».

C’è, però, il problema che il 31 ottobre scadranno i commissari delle attuali province.

In Friuli, infine, è stata adottata una legge di riforma, che ora è all’esame del Parlamento.

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