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Imu agricola, parola al governo

Fonte: Il Sole 24 Ore

Sull’Imu «agricola» si muove (finalmente) il Governo, con vertice questa mattina fra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il titolare delle Politiche agricole, Maurizio Martina, nel tentativo di sbrogliare una matassa che si fa sempre più intricata. A dare il colpo di grazia alle ormai esigue speranze di una soluzione “ordinata” al problema ci ha pensato il Tar Lazio, che nella camera di consiglio di mercoledì ha deciso di non confermare la prima sospensiva decisa per decreto dal presidente dello stesso Tar due giorni prima di Natale. Rimane però in campo una seconda sospensiva, adottata sempre con decreto presidenziale dal Tar Lazio, che sarà discussa in camera di consiglio il 4 febbraio, cioè dopo la scadenza di pagamento in calendario il 26 gennaio. Scadenza che, proprio in virtù del secondo decreto rimarrebbe di fatto congelata.

L’ordinanza dei giudici amministrativi che nega la prima delle due sospensive è stata pubblicata ieri mattina, e aggiunge un altro filo alla fitta trama di paradossi che circonda la vicenda a tutti i livelli. Nel testo i magistrati spiegano che la conferma della prima sospensiva non serve perché «le esigenze della parte ricorrente (cioè dei Comuni) appaiono adeguatamente tutelabili con la sollecita definizione del giudizio nel merito», e nella riga successiva fissano l’udienza al 17 giugno 2015. La «sollecita definizione» si trasforma quindi improvvisamente in un rinvio di quasi cinque mesi, che promette di risolvere la questione il giorno dopo un’altra scadenza, quella dell’acconto Imu 2015.

Lasciare le cose come stanno è ovviamente impossibile, mentre si moltiplicano gli appelli di politici, amministratori locali, professionisti e associazioni dei contribuenti che chiedono al Governo una parola “ufficiale”. A oggi, infatti, la scadenza del 26 gennaio pare bloccata dal secondo decreto del presidente del Tar, ma vista l’ordinanza diffusa oggi è perfettamente possibile che il tribunale neghi la ratifica anche a questa sospensiva. In questo caso, a febbraio risorgerebbe ex post un obbligo di pagamento già scaduto al 26 gennaio, disegnando un quadro inedito anche in un mondo complicato come il Fisco italiano.
Non male, per una vicenda che vale in tutto 350 milioni di euro, cioè circa lo 0,03 per cento del bilancio pubblico italiano. Proprio qui, però, c’è il problema fondamentale, per un Paese che ha chiuso il 2014 sul filo del 3% nel rapporto deficit/Pil imposto dalle regole europee e quindi ha bisogno anche di entrate “piccole” come questa.

I 350 milioni di euro (359, in realtà) che le centinaia di migliaia di proprietari dei terreni ex montani, e quindi ex esenti, avrebbero dovuto versare sono infatti già stati spesi l’anno scorso per coprire una quota, anche se marginale, del bonus fiscale da 80 euro riconosciuto ai lavoratori dipendenti. Per questa ragione, quando ha scritto i contestatissimi parametri che limitano le esenzioni in base all’«altitudine al centro» del Comune, il Governo ha anche stimato le entrate che ogni Comune avrebbe ottenuto in base alle nuove regole, e ha di conseguenza tagliato i fondi a circa 4mila enti (la metà del totale).

La proroga concessa a metà dicembre dal Governo non ha potuto, però, far slittare il termine oltre il 26 gennaio, perché il gettito è stato «accertato convenzionalmente» (dai Comuni) e le regole di contabilità non permettono di incassare dopo gennaio un’entrata scritta nel bilancio dell’anno precedente.

Per metterci una pezza, il Governo aveva preparato una norma che chiede ai contribuenti di pagare l’Imu 2014 in base al criterio «altimetrico», e che torna dal 2015 alla classificazione sintetica dell’Istat, in cui i Comuni sarebbero distinti in «montani» (qui tornerebbe l’esenzione totale), «parzialmente montani» (esenzione riservata a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali) e «non montani» (nessuna esenzione, come oggi). A completare il quadro, la norma offrirebbe rimborsi ai contribuenti che hanno pagato in base al parametro altimetrico contestato dai giudici amministrativi, e che tornerebbero esenti secondo la classificazione sintetica.

Su questo impianto, però, pesano due problemi: la sospensiva fino al 4 febbraio concessa dal secondo decreto del presidente del Tar e tutte le regole dello Statuto del contribuente, che chiedono almeno di cancellare le sanzioni quando il caos supera i livelli di guardia. Domani Padoan e Martina dovranno trovare l’uovo di Colombo.

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