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Il premier Conte al Consiglio Ue con l’ok sul salva Stati ma senza il Recovery

Fonte: Sole 24 Ore

di MANUELA PERRONE (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Alla fine Giuseppe Conte ha dovuto rassegnarsi all’evidenza: oggi arriverà a Bruxelles per il Consiglio europeo con il via libera del Parlamento alla riforma del Mes, ma senza aver incassato il disco verde del Consiglio dei ministri sull’aggiornamento del lavoro sul Recovery Plan da 196 miliardi. Un passo avanti che avrebbe rassicurato sia i partner Ue, Germania in testa, sia la Commissione di Ursula von der Leyen, allarmati dai ritardi italiani, ma che si è infranto contro il muro innalzato da Matteo Renzi. Fino al tardo pomeriggio le diplomazie del premier hanno tentato di sondare i renziani per capire se ci fossero i margini per convocare un Cdm in serata e ottenere un via libera almeno al resto della bozza di piano nazionale di ripresa e resilienza illustrata lunedì scorso, stralciata la contestatissima norma sulla struttura di governance che dovrebbe finire in un decreto ad hoc. Ma il niet di Italia Viva è stato netto e si è scelto di desistere, evitando forzature: il rischio sarebbe stato quello di far materializzare in Cdm il “no” ufficiale delle ministre renziane, Teresa Bellanova ed Elena Bonetti.

A Palazzo Chigi si prova a guardare il bicchiere mezzo pieno, perché il sì alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità consente a Conte di presentarsi al vertice con gli altri capi di Stato e di governo forte di un mandato chiaro su uno dei nodi più intricati per la sua maggioranza. L’Italia – è la lettura – ha superato un passaggio critico. L’urgenza è però adesso quella di sbloccare l’impasse sul Recovery Plan, a maggior ragione dopo lo «spiraglio positivo» sul negoziato europeo (per superare il veto di Ungheria e Polonia) annunciato dal premier in Senato dopo averne discusso con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla videoconferenza che, causa Covid, ha sostituito il tradizionale pranzo al Quirinale alla vigilia del Consiglio Ue.

La strategia è smussare, condividere, mediare, allargare i tavoli. Subito dopo il summit Ue un nuovo Cdm dedicato proverà a tirare le fila sul doppio fronte della struttura di missione contestata da Iv e del documento di aggiornamento del Recovery Plan. Sulla struttura si prova a non arrendersi del tutto ai veti di Renzi: Conte e i ministri a lui più vicini restano convinti che serva un impianto attuativo che offra le maggiori garanzie di semplificazione e di velocità, ma l’ipotesi di istituire la task force con un emendamento alla legge di bilancio è tramontata e si valuta addirittura di cancellare con un colpo di spugna i sei supermanager della discordia. Quanto al merito del piano, bisogna tenere conto sia delle critiche del ministro Roberto Speranza per i soli 9 miliardi destinati alla sanità sia delle decine di richieste di revisione piovute dai diversi dicasteri al Ciae sui 17 cluster in cui sono raggruppati i circa 60 progetti. La speranza è di riuscire a licenziare a stretto giro il testo rivisto per il Parlamento che, si precisa, potrà emanare ulteriori atti di indirizzo. Un punto che dall’esecutivo tengono a sottolineare, per placare i malumori (anche nel Pd): «Il piano è esattamente quel che chiede Renzi: una proposta al Parlamento perché ne discuta».

Nel frattempo, già la prossima settimana, sarà avviato un nuovo confronto a Palazzo Chigi con le parti sociali in vista dell’elaborazione del piano finale, che poi sarà sottoposto alle Camere prima della trasmissione a Bruxelles. «Sarà pienamente discusso e ampiamente condiviso», è in sintesi la promessa con cui si provano a respingere le accuse di accentramento che arrivano non solo dai renziani. Il problema restano i tempi: ce la farà l’Italia, principale beneficiaria del pacchetto Next Generation Eu con 209 miliardi, a rispettare la road map e a completare l’iter entro gennaio? Rassicurare, fugare le preoccupazioni dell’Europa, è il compito che tocca oggi e domani a Conte.

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