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Il Governo approva il Def: crescita prevista all’1%

Il Consiglio dei ministri ha rapidamente approvato nella tarda serata di ieri la nota di aggiornamento al Def, il documento economico e finanziario. Il raggiungimento finale si è concretizzato in una formula di compromesso: deficit 2017 al 2% con possibile estensione al 2,4% se il Parlamento darà la sua approvazione e soprattutto se ci sarà l’ok di Bruxelles. Per quest’anno le previsioni sono di una crescita dello 0,8%

L’aumento dei margini del deficit per le circostanze “eccezionali” dovute a terremoto e migranti fino al 2,4% per cento del Pil, sarà meno di quanto ci si attendeva alla vigilia. Ma il governo è riuscito ad aggiungere uno 0,4 per arrivare al 2,4%. “Chiederemo l’autorizzazione al Parlamento “, ha affermato ieri in tarda serata il premier Renzi durante la conferenza stampa. La soluzione (innovativa) prevede inoltre che l’estensione dello 0,4% di Pil, pari a 6,4 miliardi, venga condizionata dunque ad ulteriore trattativa. “È stato un errore non poter replicare la flessibilità”, ha accusato Renzi.

Il debito pubblico salirà ancora quest’anno dal 132,2% del 2015 al 132,8%. Il calo è quindi rimandato al 2017, quando dovrebbe scendere di nuovo al 132,2%. Questa la previsione della nota di aggiornamento del Def. “Il debito/Pil non scende, lo ammetto io, – ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan – le previsioni di inflazione erano troppo ottimistiche”.

Pertanto secondo il premier “il titolo, la sintesi, è: il deficit va giù, il Pil va su, tutti e due con una traiettoria meno ampia di come avremmo voluto ma entrambi continuano ad andare nella giusta direzione”. “Siamo stati superprudenti, con grandissima attenzione abbiamo dato numeri molto prudenti, spero e credo che saranno corretti al rialzo”, prosegue Renzi. “Le spese sanitarie saranno maggiori rispetto al 2016. Metteremo più soldi sulla sanità”: quanto ci sarà esattamente sul Fondo sanitario “lo renderemo noto con la manovra” conclude il premier.

In connessione a ciò, tra gli elementi di rilievo per i dipendenti pubblici e gli enti locali che saranno contenuti nella pianificazione per il prossimo anno (Legge di Bilancio compresa) vanno segnalati: l’arrivo dell’Ape (la possibilità di uscire in anticipo dal lavoro mediante un prestito), la firma del nuovo contratto dei dipendenti del Pubblico Impiegodopo sette anni di blocco (prevista una tranche 2017 di 700 milioni di euro), mentre le risorse giungeranno in maniera sostanziale dalla nuova spending review per circa 2 miliardi con l’intervento sulle centrali di acquisto di beni e servizi. In tale direzione la chiusura delle partecipate pubbliche in perdita degli enti locali, prevista dalla Riforma PA targata Marianna Madia, dovrebbe consentire risparmi per 500 milioni.

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