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Il bus è al capolinea

Fonte: Italia Oggi

Finché scioperano di venerdì pomeriggio come continuano a fare in alcune città per attaccarci il sabato e la domenica ed allungare il weekend, ancorché in pieno luglio, se ne accorgono relativamente in pochi (a proposito oggi è sciopero nazionale del trasporto pubblico locali proclamato da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti e Faisa-Cisal per il rinnovo del contratto nazionale degli autoferrotranvieri, scaduto nel 2007).
Ma la verità che sta per emergere nel settore del trasporto pubblico locale è che avanti così potranno davvero restare in tanti a piedi (15 milioni di persone al giorno usano autobus, tram e metropolitane quando scuole e negozi sono tutti aperti). Magari a settembre cone le scuole aperte e la ripresa di tutte le attività. Con la spending review, infatti, verranno tagliati altri 700 milioni di euro alle Regioni per il 2012 con il rischio di lasciare alcune migliaia di autoferrotranvieri definitivamente senza stipendio (11mila già quest’anno calcolano nell’ipotesi peggiore l’Asstra e l’Anav, le associazioni delle aziende, che prevedono perciò di percorrere 240 milioni di chilometri in meno). Altro che sciopero per il rinnovo del contratto di lavoro, dunque. In gioco fra un mese o due ci sono gli stipendi. Se così fosse va da sè che i sindacati bloccherebbero le città. Il punto è che le ex municipalizzate non puntano il dito mica soltanto contro il governo Monti, ma anche con le venti amministrazioni regionali e in particolare con Mauro Moretti, il capo di Trenitalia, che pensano abbia trovato il modo di succhiare il denaro a loro destinato, minacciando di chiudere le tratte ferroviarie dei pendolari regionali, appunto. La quasi totalità dei tagli ad autobus, metropolitane e tram, infatti, è andata a finire al trasporto ferroviario regionale di Trenitalia. Mica poco: 1,4 miliardi di euro dal 2008. I dati economici dell’ennesimo disastro finanziario all’italiana sono stati snocciolati dai rappresentanti delle 1170 imprese pubbliche e private (116mila addetti e 50mila mezzi di trasporto), Marcello Panettoni e Nicola Biscotti, i quali hanno fatto proprio il grido d’allarme del presidente della commissione di garanzia sugli scioperi, Roberto Alesse: «Siamo seduti su una polveriera». Il freddo calcolo matematico è che ogni punto percentuale di finanziamento tagliato mette a rischio mille posti di lavoro. I possibili effetti dei tagli sul trasporto pubblico locale ipotizzabili con la spending review possono lasciare sul campo, dunque, 11mila lavoratori nel 2012 e 16mila nel 2013 senza contare il possibile ulteriore taglio dei servizi. L’offerta di servizi di trasporto pubblico locale è calata nel 2011 i del 4 per cento e nel 2012 (senza considerare gli ulteriori effetti della spending review che verrà approvata in via definitiva entro luglio) di un altro 5 per cento. Ciò in una situazione in cui oltre il 7 per cento del totale della forza lavoro del settore (8500 dipendenti) ha dovuto mollare il volante, usufruendo di tutti i meccanismi sociali possibili ed immaginabili che per il settore, va detto, sono decisamente più ridotti rispetto per esempio ai metalmeccanici. Un vero e proprio disastro su tutta la linea, considerato che a causa della contrazione dei servizi (gli autobus italiani sono i più vecchi d’Europa) e dell’aumento delle tariffe sono davvero tutti scontenti: i cittadini utenti, i lavoratori e le imprese, siano esse di natura pubblica o privata. Politici, amministratori, dipendenti e viaggiatori: tutti colpevoli e nessuno colpevole, ma intanto anche il trasporto pubblico locale è un’altro pezzo di Italia che sembra essere arrivato al capolinea.

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