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IFEL, la Tasi non arriverà a domicilio

I contribuenti dovranno rassegnarsi. I comuni non sono tenuti a inviare i bollettini di pagamento Tasi precompilati. Con buona pace di chi pensava che il caos vissuto l’anno scorso (oltre 16 mila delibere, 10 mila regolamenti e migliaia di possibili combinazioni tra Imu e Tasi per individuare l’aliquota correttamente applicabile) fosse un incubo non più ripetibile nel 2015.

Secondo l’IFEL (> la nota), la Fondazione per la finanza locale dell’Anci, non solo la legge non impone l’obbligo di spedire i bollettini di pagamento già predisposti, ma anche volendo è impossibile dare attuazione a questo adempimento per la Tasi perché i comuni non conoscono tutti i titolari e detentori degli immobili soggetti al prelievo.

La Tasi, come l’Imu, deve infatti essere versata in autoliquidazione e spetta al contribuente fare i calcoli e pagare quanto dovuto. In una nota diffusa ieri, in vista della scadenza per l’acconto fissata per il 16 giugno, l’IFEL ha fornito la propria interpretazione delle discusse norme della legge di stabilità 2014 (commi 688-689 della 147/2013) che avevano illuso i contribuenti facendo sperare in un debutto dei bollettini precompilati dal 2015.

La conclusione a cui approda l’IFEL è che non vi sia alcun obbligo a carico degli enti locali. Basandosi su una lettura letterale della norma, l’IFEL ritiene che il bollettino vada predisposto su richiesta dell’interessato, ma non vi sia un obbligo di invio generalizzato. La Tasi, rimane dunque, sul modello dell’Imu, un tributo in autoliquidazione. Tant’è vero che in caso di omesso, tardivo o parziale versamento si applica la sanzione del 30%.

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