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Ici sui beni commerciali della Chiesa

Fonte: Il Sole 24 Ore

La Chiesa perderà l’esenzione sugli immobili ecclesiastici che fino ad oggi sono sfuggiti al fisco. Dopo anni di polemiche e pressioni politiche è stato il governo Monti a rompere gli indugi, proprio alla vigilia dell’incontro annuale dei vertici della Repubblica con quelli della Chiesa per l’anniversario dei Patti Lateranensi. Ieri sera una nota di Palazzo Chigi ha comunicato che Monti presenterà al Parlamento un emendamento«che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione» dell’esenzione dall’Ici sugli immobili riservata a tutti gli enti non commerciali, compresi, quindi quelli della Chiesa. Con ogni probabilità il provvedimento sarà inserito nel decreto fiscale che sarà approvato dal governo il prossimo 24 febbraio.
«Il presidente Monti auspica che l’iniziativa del Governo permetta alla Commissione europea di chiudere la procedura aperta nell’ottobre 2010» sull’esenzione Ici per gli immobili della Chiesa: Monti ha comunicato la decisione al vice presidente Joaquín Almunia. Tra i criteri guida individuati, quello secondo cui «l’esenzione fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale».
In parallelo si abrogano le norme che prevedevano l’esenzione dove si svolge una attività no-profit«prevalente», ma non esclusiva. È questa la norma che ha permesso l’evasione laddove bastava per un immobile mantenere una minima struttura originaria (una cappella, per esempio) per evitare di pagare su eventuali attività commerciale (alberghiera, ristorazione, convegnistica, eccetera).
Quindi si stabilisce «l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale». Insomma si va verso la soluzione a “ripartizione” nello stesso immobile tra attività sociali e quelle di impresa: queste ultime pagheranno l’aliquota piena.
Inoltre l’emendamento prevederà l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal ministro dell’Economia circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile. Le indicazioni contenute nella lettera al commissario alla concorrenza Almunia sono «un buon progresso» che va nella giusta direzione, commenta una fonte ufficiale della Commissione europea.
«Ogni intervento volto a introdurre chiarimenti alle formule vigenti sarà accolto con la massima attenzione e senso di responsabilità» ha commentato il portavoce della Cei, monsignor Domenico Pompili, «ci auguriamo che sia riconosciuto e tenuto nel debito conto il valore sociale del vasto mondo del no profit».
Il contenzioso è nato ufficialmente nell’ottobre 2010 quando la Commissione Ue ha aperto un’indagine per aiuti di Stato contro l’Italia: il verdetto era atteso per aprile-maggio e ora ci potrebbe essere un cambio di aria (anche se c’è chi scommette che una sanzione potrebbe arrivare per il pregresso).
Tutto nasce da una denuncia dei radicali, che a Bruxelles e a Roma hanno condotto questa battaglia. La prima legge sul’Ici-Isi è del 1992 e già allora furono previste delle esenzioni, ma il regime attuale si è consolidato nel 2005 con il governo Berlusconi, che in vista delle elezioni – questa fu la lettura politica dell’epoca – sancì l’esenzione. Successivamente fu introdotto il concetto di “prevalente” che invece di semplificare complicò il tutto. In sede di manovra salva-Italia – e quindi di rincaro dell’Ici diventata Imu anche sulla prima casa – partì nuovamente una campagna sul tema, a cui per la verità la Chiesa ha spesso risposto – soprattutto sul quotidiano dei vescovi Avvenire, diretto da Marco Tarquinio – documentando in molti casi l’avvenuto pagamento. Il governo conta ora di recuperare imposte a regime in una forchetta compresa tra 700 milioni a poco più di un miliardo a seconda si quale sarà la fetta di immobili “ibridi” sottoposti al nuovo regime fiscale, che potrebbero ammontare a 171 miliardi di euro. La legislazione riguarderà naturalmente non solo il mondo ecclesiastico, ma tutto il no profit.

Il valzer delle cifre

LA BASE IMPONIBILE
Il calcolo dell’Ifel
Secondo i tecnici dell’Istituto per la finanza e l’economia locale dell’Anci, la base imponibile rimasta finora sottratta dall’Ici supera i 171 miliardi di euro. Ma è ipotizzabile che una buona parte resterà ancora fuori dalla tassazione

L’INCREMENTO
171,5 miliardi

IL GETTITO
Il peso delle aliquote
Considerato il livello di imposizione sugli immobili (l’aliquota ordinaria del 7,6 per mille sui beni diversi dalla prima casa può essere alzata dai Comuni fino alla quota del 10,6 per mille ) può comportare un gettito che al massimo può raggiungere il miliardo di euro

IPOTESI MASSIMA
1 miliardo

LA STIMA
L’effetto-rendite
Le stime più prudenziali parlano di un maggior gettito per circa 700 milioni di euro. Va tuttavia ricordato che il decreto salva-Italia (intervenendo sulle rendite catastali) ha di fatto incrementato del 60% la base imponibile degli immobili già soggetti alla tassazione

IPOTESI MINIMA
700 milioni

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