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I Tar «entrano» in discoteca

Fonte: Il Sole 24 Ore

L’attività della giustizia amministrativa è andata avanti anche in pieno agosto, soprattutto su temi urgenti visto il periodo: in zone turistiche – ad esempio – le discoteche generano forti contrasti su orari e modalità di esercizio, nonché episodi di forte impatto sociale. Rumori, parcheggi, controlli all’interno degli esercizi sono problemi ricorrenti, che in questa stagione hanno trovato risposte calibrate e rapide.
Sui livelli acustici, il Tar Salerno (decreto 19 agosto 2015 n. 501) ha sospeso un’ordinanza comunale che aveva disposto la cessazione dell’attività di una discoteca, ma ha ordinato di tarare l’impianto sonoro in maniera tale da non superare il limite assoluto consentito in orario notturno per la specifica classe di attività risultante da specifici piani.
Il Tar di Trieste (decreto 13 agosto 2015 n. 71) ha sospeso la chiusura di una discoteca per 15 giorni, consentendo l’ingresso ai soli maggiorenni previamente identificati con fotocopia della carta d’identità.
A Bologna, il Tar (decreto 7 agosto 2015 n. 254) si è occupato del provvedimento del questore di Rimini che ha disposto la chiusura per 120 giorni della discoteca Cocoricò di Riccione all’indomani della morte di un ragazzo nel locale: la chiusura è stata confermata.
A Milano, il Tar (decreto 6 agosto 2015 n. 1047) ha invece sospeso la chiusura di un locale disposta da un sindaco, ma ha imposto il limite di orario di chiusura (alle 0,30), ancor più breve per l’attività di vendita, in modo da evitare che l’assembramento dei clienti, all’esterno, si prolungasse oltre l’una. Il gestore dovrà poi pulire l’area antistante l’esercizio, rimuovendo ogni tipo di materiale proveniente dal locale e inibendo l’uso di ogni sua struttura esterna oltre l’orario.
Queste pronunce, emesse a pochi giorni dai provvedimenti delle autorità locali (sindaco, questore), esprimono il potere di urgenza (articolo 56, Dlgs 104 del 2010) che consente di ottenere un primo provvedimento in pochi giorni.
Ulteriore motivo d’interesse di questi interventi dei Tar sono la possibilità di colloquio giudiziario con l’amministrazione locale, escludendo contrapposizioni frontali, ma rimodulando il provvedimento impugnato (in genere, ordinanze sindacali) in modo da incidere con adeguatezza sugli interessi coinvolti. La gestione delle attività estive contrappone, infatti, diritti di particolare spessore, quali quelli alla salute, all’ordine e alla sicurezza pubblica, da coordinare con le attività economiche e le attrattive turistiche. Le pronunce dei giudici non sono quindi di mero accoglimento o rigetto: mediando le contrapposte esigenze, i giudici amministrativi comprimono, nella durata o nella latitudine del divieto, i provvedimenti locali applicando il principio di proporzionalità. Si individuano quindi i problemi (un rumore eccessivo, la maleducazione agevolata da sedie e tavolini rimasti utilizzabili fino al mattino) e si suggerisce una soluzione.
Del resto, in numerosi altri settori i provvedimenti amministrativi non si sovrappongono più, ma cooperano a governare il problema: il disordine delle discoteche è affrontato quindi con la stessa logica che ammette continuità, con prescrizioni, alle imprese con problemi antimafia, attuando la logica della continuità aziendale presa a prestito dal diritto fallimentare.

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