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I dati sul reddito al Sud e l’asse che nasce a Nord

Fonte: Sole 24 Ore

di LINA PALMERINI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

I dati, ancora parziali, sulla distribuzione delle domande per il reddito di cittadinanza mettono sul podio il Sud e non è una sorpresa. Su più di 800mila richieste, Napoli – da sola – supera l’intera Lombardia (circa 78mila contro poco più di 71mila), quasi per il 32% “pesano” Campania e Sicilia: un quadro che riflette la disparità di condizioni economiche, di lavoro e dunque che ci sia più bisogno di aiuto alla povertà nel Mezzogiorno era nel conto, il problema semmai è l’effetto che fa nel bilanciamento dei pesi tra Lega e 5 Stelle. Non è un caso infatti che, ieri, mentre la dichiarazione di Luigi Di Maio parlava dei tempi per il primo assegno – «sarà a maggio» – quella di Salvini sembrava molto prudente, quasi distaccata. «È una scommessa – diceva – vedremo se aiuterà davvero a trovare lavoro o se invece incentiverà a restare lì in attesa di qualcosa: saranno i fatti a dirlo». Parole che risentono del clima di diffidenza che c’è nel mondo del Carroccio verso una misura che viene giudicata meramente assistenziale mentre il Nord preme su dossier rimasti indietro. Dalle infrastrutture (Tav inclusa) alla flat tax, dall’autonomia differenziata al sostegno alle imprese, il pressing dei Governatori si farà sempre più forte sul Governo al punto da poter diventare un vero fattore di condizionamento.

L’indice di gradimento dei Governatori
Pesa – e molto – l’indice di gradimento e popolarità di tutti i presidenti di Regione del Nord perché dimostra non solo l’apprezzamento per le qualità amministrative ma soprattutto per la linea politica e le promesse che anche loro hanno fatto agli elettori. Tra l’altro, se pure in Piemonte – dove si vota a maggio – la sfida sarà vinta dal candidato del centro-destra, potrebbe nascere un blocco di potere – dal Veneto, al Trentino e Friuli fino alla Lombardia, Liguria e Piemonte – tutto sbilanciato politicamente e con una forza produttiva alle spalle che è quella che traina il Paese. Con un paradosso, che Salvini sarebbe da un lato l’azionista forte di quest’asse politico ma dall’altro ne verrebbe condizionato nelle mediazioni con Di Maio e Conte. Gioco o forza diventerebbe il portavoce di questo “blocco”, con conseguenze inevitabili per gli equilibri nell’Esecutivo.

Le responsabilità e le attese
Non solo. È chiaro che la popolarità di cui beneficiano i Governatori leghisti è un punto a vantaggio per il ministro dell’Interno nella corsa per le europee ed è difficile che lui possa smarcarsene dopo. A partire dalla Tav e l’autonomia differenziata, sarà “obbligato” a mettere in agenda i due punti di maggiore frizione con Di Maio. È vero che quella di Salvini, a maggio, sarà una scommessa anche al Centro e al Sud, ma il grosso del serbatoio di voti e di classe dirigente ce l’ha al Nord. I suoi “uomini” di Governo vengono da quelle parti, e sono quelli che gli consentono di potersi dedicare alla campagna elettorale occupandosi loro dei dossier più delicati. Diffcile ignorarli.

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