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I comuni vendono i dati ai privati

Fonte: Italia Oggi

Quanto vale il mio nome, titolo di studio e indirizzo? Almeno 5 euro, e potrebbe arrivare perfino a 15. Anche in Germania i bilanci vengono manipolati e abbelliti. Il Bund, la Federazione, scarica certe spese sui Länder, le regioni, e queste le addossano in parte ai comuni. Il risultato è che paesi e cittadine più o meno grandi hanno le casse vuote e sono alla disperata ricerca di entrate extra.
Non sempre si possono solo aumentare le tasse.
Gli uffici comunali hanno trovato una nuova fonte per trovare soldi, e cominciano a vendere i dati dei cittadini a imprese private. Una pratica sempre più diffusa, tanto che di recente il governo è stato obbligato a promulgare una legge che limita la vendita solo ai dati essenziali, appunto nome e indirizzo. Il Doktor fa parte del nome, e quindi viene comunicato, aggiungendo naturalmente in che cosa mi sono diplomato. A meno che il diretto interessato non comunichi agli uffici comunali il suo desiderio di assoluta privacy. È ovvio che quasi nessuno ci pensa, e contro questo paragrafo della legge hanno protestato le associazioni dei consumatori.
Sono oltre mille le società che lavorano trattando dati da fornire alle imprese per la pubblicità a domicilio. Le tariffe dei comuni variano, e si praticano sconti nel caso vengano richiesti centinaia o migliaia di indirizzi, ma gli incassi sono notevoli. Si calcola che ogni anno la spesa per l’invio di pubblicità a domicilio arriva a 9,5 miliardi di euro. Un affare colossale.
I comuni non possono comunicare dati privati, e persino il sesso è tabù, come se nel 99% dei casi non si possa dedurre dal nome di battesimo. Sono pochi i casi dubbi, o quelli ambigui. Mio fratello Andrea, se abitasse come me a Berlino, verrebbe bombardato di pubblicità di creme di bellezza o di rossetti, perché qui il suo è un nome da donna. Il maschile è Andreas. Ma non è vietato rivelare l’età. Chi ha i capelli bianchi si vedrà arrivare proposte di assicurazioni contro l’invalidità e prospetti di residence per pantere grigie.
Chi scopre, o ha il sospetto, che il suo nome sia stato venduto dal suo comune può chiedere agli uffici il nome della ditta compratrice, e quindi scrivere per chiedere che i suoi dati vengano cancellati dagli archivi. Una procedura complessa. Ed è la stessa Deutsche Post che, con una società di sua proprietà, compra dati per rivenderli alle imprese. Le ditte, poi, possono rivolgersi ai comuni con il pretesto di controllare se i loro dati sono sempre attuali o se un cliente è ancora in vita. E si ottengono immediatamente le correzioni.
Sembra poco partire da nome e cognome per inviare pubblicità mirata. Ma è solo il primo passo. Inviare una lettera, che sembra personalizzata, con i titoli giusti induce già a una maggiore fiducia, e molti cadono nella trappola partecipando ad apparenti indagini di opinione, rivelando i loro gusti e perfino le capacità finanziarie. Basta un primo errore e non si potrà più arrestare la valanga, anche perché le ditte si scambiano o rivendono i loro archivi.
Quasi tutti i condomini cercano di vietare la distribuzione di pubblicità, sia pure con scarsi risultati, ma una lettera che giunge per posta sfugge allo sbarramento. Anch’io ho commesso un errore. Ho comprato anni fa una moneta, o meglio una medaglia d’argento con l’immagine di Knut, l’orsetto bianco berlinese che piaceva ai bambini, per regalarla a mia nipote che la desiderava. Da allora sono stato scambiato per un collezionista e continuo a ricevere proposte di monete rare, vere o presunte, anche dalla Nuova Zelanda. Io ho speso 10 euro per Knut, ma mi divertirebbe sapere quanto hanno sprecato i pubblicitari nel frattempo con me, numismatico a mia insaputa.

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