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Fuori Malinconico, sotto Patroni

Fonte: Italia Oggi

Non c’è un’opposizione organica e coordinata al governo Monti. Ci sono più opposizioni, che anzi crescono col passare dei mesi, assestando crescenti botte all’esecutivo di compromesso storico. L’opposizione parlamentare è, al momento, costituita dalla Lega, sin dalla fiducia iniziale, e dall’Idv, dopo un avvio di prudente e poco persuaso sostegno. I due partiti procedono con vigore nel dire no a qualsiasi iniziativa del governo. I leghisti sono particolarmente attivi sul fronte parlamentare. Basti citare un piccolo episodio: dopo le dimissioni di Carlo Malinconico, solo la Lega ha insistito per un passaggio parlamentare della vicenda, a tutti apparsa già chiusa.
Fuori delle Camere i due movimenti non smettono un istante di sparare a zero sul governo. La Lega intende recuperare elettori già berlusconiani, delusi prima dal Pdl, ora dal governo. L’Idv sente la concorrenza di grillini e Sel. Gli extraparlamentari, appunto, rappresentano altre componenti delle opposizioni. Sono costretti a servirsi soprattutto della rete per rimarcare il proprio totale distacco dal governo. Le polemiche contro la casta sono pane quotidiano, soprattutto per i grillini. Chi è fuori del Parlamento deve ricorrere a manifestazioni di piazza per farsi sentire. Di qui, l’annuncio di sfilate antigovernative da parte della Destra, il partito di Francesco Storace e Teodoro Buontempo (quest’ultimo è in difficoltà personale per l’uso di un’auto blu per un viaggetto festivo con la famiglia, segnalato con puntigliosa esattezza dai consiglieri radicali del Lazio). Pure la Lega, però, ricorrerà alla piazza per tenere caldo l’animo dei simpatizzanti ed esternare ancor più la propria funzione contestatrice.
Non va taciuto il ruolo di opposizione esercitato da due voci del centro-destra, teoricamente legate al Pdl, sostenitrici storiche del Cav, ma oggi in totale contrapposizione al governo. Libero e il Giornale hanno molto gioito della vicenda Malinconico e rilanciano con la casa di Filippo Patroni Griffi. Le vicende legate agli appartamenti sono state sempre care ai due quotidiani: il Giornale lanciò Affittopoli, e non fu tenero (come Libero, del resto) verso Claudio Scajola (appartamento in zona Colosseo) e ancor più con Gianfranco Fini (quartierino monegasco del cognato). Qui, però, si va oltre la passione giornalistica per gli scandali legati al mattone: si tratta d’impallinare nomi insigni nel gabinetto tecnico.
La campagna anti-Patroni Griffi potrebbe tirare in ballo pure un politico cui sia Libero sia il Giornale prestano ascolto, quale il deputato Giuliano Cazzola, esperto di lavoro e di pensioni, anche lui ex inquilino dell’Inps nello stesso immobile di Patroni Griffi.
Non va, infine, dimenticato che fra le opposizioni opera Il Fatto quotidiano, che ha rilanciato lo scandalo Malinconico che però era già stato scoperto da Franco Bechis ben due anni fa e con grande ampiezza di dettagli su Libero e che non a quel tempo non ebbe seguito probabilmente perché Malinconico divenne presidente della Fieg, l’associazione che raggruppa gli editori dei giornali italiani e quindi, in un certo senso, si mise al riparo dalle reazioni degli altri media.
Adesso invece che Malinconico si era dimesso dalla Fieg per diventare sottosegretario nel governo Monti, è venuta meno la corazza che, di fatto, l’aveva protetto, nell’occasione del precedente attacco di Libero che infatti non deflagrò com’è invece avvenuto l’ultima settimana. Ad ogni modo, pur se i fini politici del fatto quotidiano sono antitetici rispetto alla coppia Libero-Giornale, le condotte possono coincidere. E oggi lo scopo di questi quotidiani è univoco: infastidire il governo, sputtanarlo, denigrarlo.

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