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Fuoco ad alzo zero di Renzi

Fonte: Italia Oggi

«Quando il ministero degli Interni avrà tagliato quanto hanno fatto i comuni, accetterò lezioni da Anna Maria Cancellieri». Parole (pesanti) di Matteo Renzi, sindaco piddino di Firenze, che gira l’Italia come una trottola mixando campagna elettorale per le imminenti amministrative e presentazioni del suo libro. Ed è stato da un suo tour pugliese che il Rottamatore s’è scagliato contro la titolare del Viminale, fresca di una mega rampogna contro i sindaci obiettori all’Imu e resistenti all’istituzione della Tesoreria unica a Roma. All’ex-commissario del comune di Bologna, che aveva ricordato ai primi cittadini sediziosi la fascia tricolore con cui si cingono la vita, Renzi ha replicato che proprio quell’ornamento simboleggia il mandato ricevuto dai cittadini mentre lei, la Cancellieri, non è stata eletta da nessuno.

Anche se il sindaco non aveva mai nascosto la propria antipatia per il governo tecnico – «manca l’anima» aveva detto a Milano, presentando il suo libro una settimana fa – la sventagliata che è partita dalla Puglia rappresenta forse la fase più acuta del contrasto con Mario Monti, del quale aveva detto, ancora nella stessa occasione, che era sordo alle sue richieste di incontro per discutere delle necessità di Firenze.

Aldilà della sua profonda idiosincrasia, da politico di razza, per i tecnici al governo, l’attacco all’esecutivo e la difesa d’ufficio dei colleghi sindaci (peraltro su temi che non gli sono propri avendo al massimo propugnato lo sfondamento dei patti di stabilità), segna un ennesimo passo nel riposizionamento di Renzi, iniziato dopo l’avvento di Monti e il rivoluzionamento di un quadro che, sin lì, pareva avviato verso elezioni anticipate. Il quel contesto, come anche il raduno della Leopolda 2.0 in ottobre a Firenze aveva mostrato, il Rottamatore aveva immaginato una discesa in campo personale (peraltro mai ammessa) nel quadro delle primarie di coalizione.

La nascita di un governo di legislatura, ma soprattutto l’accordo fra le forze politiche che lo sostengono per riformare la legge elettorale riducendo il bipolarismo e lasciando il pallino ai partiti, ha indotto Renzi a rivedere la strategia per arrivare a Roma.

Dopo un prolungato silenzio a cavallo dell’anno, il Rottamatore è tornato con una ripresa dell’azione sulla sua città, per poi cominciare a tessere la tela degli amministratori locali, quelli di centrosinistra ma non solo.

Formalmente per fare massa critica (s’è parlato di un raduno nazionale da realizzare a giugno) sulla gravissima situazione in cui gli enti locali si trovano per i crescenti tagli ai trasferimenti ma realisticamente per creare un soggetto politico nuovo, reso omogeneo da divesi fattori. Oltre al già citato dissesto delle casse locali, l’Italia dei municipi, in una fase di caduta delle ideologie e crisi dei partiti, è infatti unificata anche dalla vicinanza istituzionale ai cittadini, sulla quale non possono contare le regioni, percepite come ministeri. Idem per i temi dell’antipolitica: sindaci e assessori possono opporre alle sirene dell’anticasta la normalità delle remunerazioni e l’assenza di vitalizi o altri benefici odiosi. Dettaglio quest’ultimo cui il sindaco di Firenze s’è richiamato quasi ossessivamente nelle sue ultime e numerose uscite pubbliche.

Insomma si tratterebbe dare un ruolo nazionale alla politica locale, la sola che abbia le caratteristiche per resistere all’ondata neoqualunquista alimentata dalla crisi.

Alla fine un’idea che è nel dna stesso del mondo ex-margheritino: di quei Democratici alla cui fondazione parteciparono, nel 1999, anche quelli di Centocittà che raccoglievano le suggestioni di Ermete Realacci e Legambiente. Un pensiero cui anche la Fondazione Symbola, presieduta dal leader ecologista, ma nata nel 2005 anche per iniziativa di Renzi, ha dato negli ultimi anni molti contenuti culturali sulla valorizzazione del territorio e la cosiddetta soft economy.

Mettersi alla testa del partito dei sindaci come Sergio Chiamparino, allora amministratore a Torino, non ebbe il coraggio di fare. Operazione verso la quale non è insensibile Virginio Merola, sindaco democrat di Bologna, il più contestatario, a sinistra, sul fronte dell’Imu.

Merola e Renzi si sono visti anche di recente a pranzo a Firenze, ufficialmente per la Fondazione Soros e per parlare di alleanze fra le due città avvicinate anche dai treni supervoloci.

A tavola, però, secondo alcuni osservatori, l’acronimo Pds è risuonato più volte e non in omaggio alla storia post-comunista del bolognese, quanto per quelle che potrebbe diventare una prospettiva comune: il Partito dei sindaci, appunto.

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