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Fondi Ue, promossi metà dei programmi

Fonte: Il Sole 24 Ore

La maglia nera questa volta spetta a Bolzano per il Fondo sociale europeo. Ma ci sono anche nove rimandati e 14 ammessi con riserva. Mentre quasi la metà dei programmi incassano una promozione a pieni voti. Lo rivelano le elaborazioni dell’Osservatorio Il Sole 24 Ore-Gruppo Clas sulla certificazione della spesa nel 2014 per i 52 programmi (regionali e nazionali) sui fondi strutturali Ue della dote 2007-2013.

Dopo il verdetto di Bruxelles dello scorso mese, che ha dato il via libera a 49 programmi e ha previsto il disimpegno di parte dei fondi per Bolzano, per il programma nazionale Reti e mobilità e per quello interregionale Attrattori culturali (si veda Il Sole 24 Ore del 9 gennaio), l’Osservatorio sposta il focus sui target nazionali introdotti dal Governo nel 2011. Una sorta di “pagellino intermedio” per monitorare il grado di utilizzo delle risorse del Fondo sociale europeo (Fse) e del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) nelle tre scadenze prefissate a maggio, ottobre e dicembre di ogni anno. Con criteri spesso ancora più stringenti rispetto a quelli di Bruxelles, ma che al contrario di questi ultimi non comportano alcun congelamento delle risorse. 

«L’obiettivo – spiegano le economiste di Gruppo Clas, Chiara Sumiraschi e Claudia Striato – non è stilare una lista dei buoni e dei cattivi, ma capire l’andamento dei programmi nel corso dell’anno per individuare le situazioni che è bene presidiare». Anche perché, fanno notare, «il 2015 sarà l’ultima chiamata per spendere le risorse dei fondi 2007-2013, con circa 13 miliardi ancora da certificare. Vanno inoltre avviati al più presto i programmi del periodo 2014-2020 che sono già in ritardo sulla tabella di marcia».

Bolzano, che di solito è in vetta alle classifiche, segna questa volta un primato negativo e non raggiunge gli obiettivi nazionali in nessuna delle tre scadenze. «La nostra performance – spiega Eros Magnago, segretario generale della Provincia autonoma – è il risultato di un’impasseche si è venuta a creare in seguito alle ispezioni della Commissione Ue nel 2013 che hanno evidenziato difetti di carattere procedurale nella rendicontazione, ma mai condotte truffaldine da parte dei beneficiari». La nuova giunta, che si è insediata a inizio 2014, «ha già adottato misure di riorganizzazione delle strutture e delle procedure, recependo le indicazioni di Bruxelles». 

Tra le regioni che hanno incassato qualche debito formativo, per dirla nel gergo scolastico, figurano il Lazio (per Fse e Fesr), l’Abruzzo e la Calabria per il Fondo sociale europeo e la Sardegna per il Fesr. Tutte hanno avuto il via libera da Bruxelles, scongiurando lo smobilizzo dei fondi, ma non sono riuscite a rispettare il target nazionale in almeno due scadenze. «Abbiamo evitato il disimpegno – dice il vicepresidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio -mettendo in campo bandi innovativi sulla formazione. Anche la progressione del 2014 sugli obiettivi nazionali, che vanno intesi come utili pagelle intermedie in previsione del risultato finale della Commissione Ue, dimostra questa inversione di tendenza. Siamo infatti a poche migliaia di euro dagli indicatori: -3,4% a maggio 2014, -8% a ottobre 2014, solo -0,1% a dicembre 2014. Nel 2015 e soprattutto con la nuova programmazione del Fondo sociale europeo 2014-2020 sarà ancora più evidente il cambio di passo». 

La Calabria ha una performance a due facce: rientra nei parametri nazionali per il Fesr, ma non per il Fse in due scadenze su tre. «Va detto – chiarisce Vincenza Caserta, direttore generale reggente del Dipartimento Lavoro – che abbiamo superato il target Ue di ben 5 milioni e a dicembre abbiamo ottenuto da Bruxelles il via libera alla riprogrammazione dei fondi non utilizzati». Rispetto alla pagella europea, quella elaborata secondo i criteri nazionali è invece meno severa con i due programmi che hanno subìto il parziale smobilizzo da parte della Ue, perché in questo caso scatta la soglia di tolleranza del 5% e i due programmi vengono inseriti nella schiera dei “rimandati”. Tra i promossi con riserva, che rispettano i target nazionali a intermittenza, figurano, tra gli altri, la Basilicata e la Sicilia. 

Tra i 28 programmi che ottengono il massimo dei voti secondo i target nazionali sei Regioni fanno l’en plein. Si tratta di Emilia- Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Toscana, Veneto e Puglia, che hanno sempre rispettato gli obiettivi nazionali nelle tre scadenze. Allargando l’orizzonte temporale al periodo 2013-2014, Emilia-Romagna e Friuli svettano per il livello raggiunto di spesa certificata rispetto al target nazionale. «La nostra performance – afferma Patrizio Bianchi, assessore al Coordinamento delle politiche europee allo sviluppo dell’Emilia-Romagna – è il frutto di una visione strategica che prevede interventi strutturali con un’attenzione particolare alla pianificazione per avere ben chiari gli obiettivi e monitorare i risultati».

In Friuli la giunta Serracchiani, che si è insediata nel maggio 2013, «ha creato un sistema di vasi comunicanti tra le diverse direzioni centrali coinvolte – spiega l’assessore alle Finanze e alla programmazione delle politiche comunitarie, Francesco Peroni -. Lo stesso metodo, ormai rodato, viene utilizzato anche per la nuova programmazione 2014-2020». 

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