La Commissione europea ha pubblicato uno studio sull’organizzazione flessibile del lavoro e l’uguaglianza di genere (“Flexible working time arrangements and gender equality“) che offre un quadro completo della situazione nei 27 Stati membri dell’UE e nei paesi SEE-EFTA (Islanda, Norvegia, Liechtenstein e Svizzera). Dallo studio emergono ampie differenze tra gli Stati membri in termini di flessibilità di orario: un’organizzazione più flessibile si riscontra nell’Europa settentrionale e occidentale, mentre in Ungheria, Lituania, Repubblica ceca, Estonia, Bulgaria, Slovacchia, Slovenia e Romania continuano a dominare le 40 ore tradizionali. In Danimarca, Svezia, Germania, Finlandia e Norvegia poco più della metà degli impiegati ricorre a qualche forma di flessibilità durante l’orario lavorativo. Secondo la relazione degli esperti l’orario di lavoro personalizzato tende ad avere un effetto positivo sul tasso di occupazione femminile e può aiutare i dipendenti a conciliare gli impegni lavorativi e quelli personali, ma il lavoro part-time (prevalentemente femminile) è tuttora concentrato nei settori con bassi livelli retributivi e che nella maggior parte dei paesi offrono minori prospettive di carriera e di formazione. Gli sviluppi recenti dimostrano che la flessibilità dell’orario di lavoro è all’ordine del giorno dei responsabili politici di numerosi paesi e la flessibilità è oggi vista come uno strumento politico importante per aiutare i datori di lavoro ad adeguarsi all’evoluzione delle circostanze economiche.
Flessibilità lavoro ed uguaglianza di genere: nuovo studio della Commissione europea
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