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Finanza locale: il documento Anci sulla riforma della tassazione

Se Governo e Parlamento si accingono ad affrontare la revisione complessiva del sistema di tassazione locale, “i comuni devono essere chiamati al tavolo da protagonisti, per una discussione complessiva che a nostro avviso non può che muoversi nel solco della ripresa di un reale processo di federalismo fiscale”. Lo hanno affermato il presidente f.f. dell’ANCI e il Coordinatore delle Anci regionali, Alessandro Cattaneo e Alessandro Cosimi, che il 3 giugno scorso hanno preso parte all’audizione della Commissione Finanze della Camera sul d.l. 54, che dispone tra l’altro il rinvio della prima rata dell’Imu (> il documento Anci).
Il presupposto dal quale partire, hanno ribadito gli esponenti dell’ANCI, è che “qualsiasi decisione non si riverberi nuovamente sulle casse dei comuni, che non sarebbero in grado di reggere ulteriori tagli mascherati”.
Dipingendo il quadro attuale, infatti, l’ANCI sottolinea “l’impossibilità, per l’80% dei comuni, di redigere i bilanci previsionali del 2013, a causa di una totale incertezza sulle entrate”. Incertezza dovuta, ricordano gli esponenti dell’Associazione, “al combinato disposto dei rinvii su Imu e Tares e delle partite ancora aperte sull’Imu 2012: si tratta di risorse ingenti, non riconosciute finora da parte del Governo, che impegnano l’ANCI al dovere di perseguire un’azione di recupero che potrà svilupparsi nel tempo, attraverso il riconoscimento delle somme dovute ed un meccanismo che consenta ai Comuni di mantenere a bilancio le somme non incassate, quali residui di cui si dovrà prevedere il reintegro”. Ai mancati introiti, poi, “vanno a sommarsi i 2,6 miliardi di tagli del 2012 e la riduzione compensativa di oltre 3 miliardi di trasferimenti, che ha azzerato ogni beneficio derivante dall’incremento del gettito immobiliare”.
Nulla osta dunque, secondo l’ANCI, alla revisione complessiva del sistema di tassazione locale, ma in questo percorso “i Comuni devo essere protagonisti, nel solco dei principi di autonomia e responsabilità già sanciti dal federalismo fiscale e con un immediato lavoro “matto e disperatissimo”. Al momento infatti – concludono Cattaneo e Cosimi – all’impossibilità di chiudere i bilanci previsionali si somma l’obbligo di ricorrere alle anticipazioni di tesoreria, e quindi al debito, per onorare i contratti di servizio con le ditte che assicurano la pulizia delle città, a causa del rinvio del pagamento della Tares”.

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