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Federalismo fiscale Un tris pesantissimo

Fonte: Corriere Economia

Nelle prossime settimane arriverà dal Comune alle famiglie e alle imprese milanesi il modello F24 relativo al saldo della Tari, la Tassa rifiuti per il 2014. Mentre la prima rata, inviata tra luglio e ottobre, era calcolata sulla base delle regole dello scorso anno, il saldo è computato sulla base delle tariffe di quest’anno con un eventuale conguaglio.

Palazzo Marino per il 2014 ha rimodulato la tariffazione senza sconvolgerla, ma tenendo conto dei costi generali del servizio. I contribuenti eviteranno però di pagare l’addizionale di 30 centesimi al metro quadrato che nel 2013 era dovuta a titolo di tassa sui servizi indivisibili (luce, sicurezza, verde ecc). Nel 2013 andavano allo Stato, oggi invece il costo è imputato alla Tasi, che però viene incamerata dai Comuni.

L’analisi

Con il saldo della Tari i contribuenti milanesi potranno anche tirare le somme dell’operazione Iuc, il famoso tributo comunale unico partorito dopo un infinito dibattito nella Finanziaria dell’anno scorso e che avrebbe dovuto razionalizzare il prelievo immobiliare. Nelle intenzioni del legislatore si doveva trattare di un tributo uno e trino, composto da Imu per chi la deve pagare ancora, Tasi e appunto tassa rifiuti. Nella pratica per le imprese la somma dei tre tributi si è rivelata l’ennesimo aggravio di costi.

Lo mostriamo nella tabella di questa pagina, dove abbiamo provato a calcolare il costo medio di Imu e tassa rifiuti a Milano nel 2013 per 30 tipologie di attività e lo abbiamo messo a confronto con quello di Imu, Tasi e Tari del 2014. L’aumento medio è del 4% e in nessun caso si registra una diminuzione. Il 4% può sembrare un incremento limitato, ma si aggiunge a una pressione fiscale sugli immobili già molto elevata e in continuo aumento dal 2011; inoltre si registra in un anno di recessione e di inflazione a zero.

Ad esempio dalla nostra analisi emerge che, per una boutique da 200 metri quadrati, i tre tributi previsti dallo Iuc hanno comportato un costo di 230 euro in più rispetto alle tasse comunali pagate nel 2013; uno studio professionale da 100 metri paga 86 euro in più, un ristorante da 300 metri deve affrontare un maggiore esborso di 775 euro.

Il calcolo dei costi è effettuato presupponendo che si tratti sempre di immobili adoperati dal proprietario per la propria attività: per i negozi e gli immobili artigianali questo significa poter usufruire a Milano dell’aliquota Imu ridotta allo 0,87% anziché 1,06%. Analoga facilitazione non è invece concessa agli uffici. Qualora l’immobile fosse locato, i tre tributi che formalmente compongono lo Iuc hanno sorti diverse: l’Imu è sempre a carico del proprietario, la Tari la paga l’inquilino e la Tasi è attribuita per il 90% al proprietario e per il 10% all’inquilino.

Le scadenze

Venendo nello specifico alla Tari, la scadenza per il saldo è fissata al 20 dicembre, quattro giorni dopo quella di Imu e Tasi (lo Iuc sempre in teoria prevederebbe scadenze coincidenti). Va però detto che per pagare è indispensabile disporre del modello F24 inviato dal Comune, che non può irrogare nessuna sanzione in caso di pagamenti fuori tempo massimo dovuti a ritardato invio.

Il calcolo fai da te non sarebbe molto complicato: basta identificare la propria attività tra quelle indicate dalla tariffa e moltiplicare la cifra per i metri quadrati dichiarati quando si è fatta la più recente denuncia di occupazione dell’immobile. Al totale si aggiunge il 5% a titolo di addizionale per la provincia (evidentemente non è stata abolita del tutto). Il problema è che anche se si riesce a fare i conti non si può compilare il modello F24 perché bisogna dispore del numero identificativo di operazione, che ha solo il Comune.

Sconti

Il regolamento Tari del comune di Milano prevede anche alcune agevolazioni. In particolare il tributo è ridotto della metà per gli immobili occupati da startup finalizzate alla ricerca e costituite da meno di due anni da una persona fisica o da un’impresa familiare; la riduzione è del 25% per le Onlus e per le attività commerciali e artigianali situate in zone chiuse al traffico per lo svolgimento di opere pubbliche che si protraggono da oltre sei mesi, come quelli ad esempio per la linea 5 della metropolitana.

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