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Esattori e contribuenti ad armi impari

Fonte: Il Sole 24 Ore

Sproporzione nei rapporti di forza con i contribuenti. Mancata comunicazione quando vengono aggrediti beni come la casa o l’impresa. Equitalia è sotto accusa. Lo testimonia un malessere diffuso che sta montando in questi giorni nei confronti dell’agente della riscossione. La protesta in Sardegna sulle cartelle è solo la punta dell’iceberg. A Bari, il sindaco Michele Emiliano ha deciso di sospendere la convenzione per le difficoltà che stanno incontrando aziende e cittadini. Ma lo stesso Attilio Befera, direttore dell’agenzia delle Entrate (azionista di maggioranza della società pubblica nata nel 2006), poco meno di un mese fa nel corso dell’audizione alla Camera, ha affermato che «accade spesso che l’attività posta in essere dalle società del gruppo Equitalia sia soggetta a critiche». Critiche su cartelle pazze, su aggi e interessi incassati, sulle modalità vessatorie che Befera ha respinto punto per punto. E illustrando con orgoglio i risultati raggiunti e la maggiore incisività nella riscossione (l’anno scorso l’incasso è salito a 8,9 miliardi di euro). Cosa che, però, sta in qualche modo incrinando il rapporto con i contribuenti, complice anche la crisi economica, che rende più complicato pagare i debiti con il fisco nonostante l’incremento delle rateazioni (dal 2008 quelle concesse valgono oltre 15 miliardi di euro). «Colpa», a sentire esperti e operatori, di un sistema troppo squilibrato: con misure, come le ganasce fiscali, le ipoteche, i pignoramenti, di fronte alle quali il cittadino o l’impresa si trovano con margini ristretti di difesa. Strumenti che, in gran parte, esistevano già prima di Equitalia ma di cui ora emergono i limiti “umani” (si vedano le cinque criticità riportate a lato). Anche se, sul punto specifico, Befera in audizione ha assicurato che sono stati sempre utilizzati in modo «equilibrato e progressivo, cercando di venire incontro, nei limiti del lecito e del possibile, alle esigenze manifestateci dai contribuenti». Per Livia Salvini, docente di diritto tributario alla Luiss di Roma, «da un lato la forte evasione da riscossione giustifica il ricorso a questi strumenti. Ma, a esempio per l’ipoteca, è necessario che il contribuente sia messo preventivamente al corrente rispetto alla sua adozione, con la notifica obbligatoria degli atti, solo così può muoversi in tempo anche nelle sedi giudiziarie: questo è il vizio più macroscopico del sistema che, se volesse, il legislatore potrebbe correggere». Inoltre, prosegue Salvini, «in genere non funzionano nemmeno le procedure amministrative che dovrebbero consentire poi, nel momento in cui il contribuente ha pagato, di cancellare i provvedimenti cautelari adottati». Raffaello Lupi, ordinario di diritto tributario a Tor Vergata, suggerisce di lavorare di più sulla “comunicazione” prima di arrivare a rimedi estremi come le misure cautelari sulla casa: «Al contribuente – riflette – servirebbe interagire meglio durante la vera azione esecutiva con gli uffici che la stanno portando avanti. Un meccanismo simile al preavviso di fermo renderebbe possibile gestire la riscossione ipotecaria di crediti di modesto importo, per i quali oggi c’è una sostanziale franchigia di 8mila euro visto che l’ipoteca e l’esecuzione immobiliare non sono ammesse al di sotto quella cifra». In pratica, propone Lupi, «l’ipoteca potrebbe essere invece preavvisata, e poi iscritta, anche perché un debitore non venderà fittiziamente l’immobile per non pagare un credito di ammontare così modesto». Problemi segnalati anche dalle categorie produttive. «Il malcontento delle imprese e dei cittadini in generale dimostra – come rileva Claudio Carpentieri, responsabile politiche fiscali Cna – l’inadeguatezza delle norme che emerge solo adesso, perché il passaggio a Equitalia ha determinato l’applicazione di un sistema prima quasi inutilizzato». A suo avviso, quindi, «servono norme nuove che consentano di intervenire meglio sui grandi patrimoni occultati tramite sofisticate escamotage finanziari e, allo stesso tempo, forniscano a Equitalia tutti gli strumenti normativi per consentire alle imprese sane di adempiere con serenità. Un’impresa che chiude perché non riesce a pagare fa male a tutti: compreso all’erario che non recupera il debito fiscale».

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