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Enti locali, conti optional

Fonte: Italia Oggi

Cinque anni ininterrotti di tagli agli enti locali e alle regioni hanno sortito gli effetti sperati in termini di contenimento della spesa pubblica. Ma, risparmi a parte, l’impatto sulla gestione delle autonomie è stato devastante. A farne le spese soprattutto le regioni, e tra queste, quelle del Sud Italia che hanno smesso di fare investimenti. È quanto emerge dalla relazione sulla gestione finanziaria 2013 degli enti territoriali diffusa ieri dalla sezione autonomie della Corte dei conti.

I governatori hanno dovuto subire tagli alla spesa primaria del 16% nel triennio 2010-2012.

I comuni hanno contribuito con 8,4 miliardi (pari al 14,5% della spesa) al risanamento dei conti, mentre le province hanno pagato dazio per 2,9 miliardi (28,3% della spesa). L’effetto è stato l’aumento della pressione fiscale locale e la contrazione degli investimenti, oltre «al forte incremento nel 2013 del ricorso alle anticipazioni di cassa».

La spesa per investimenti dei comuni nel 2013 è diminuita del 5,8%, proprio a causa dei vincoli imposti, mentre è cresciuta la spesa corrente (+5,5%) principalmente per le prestazioni di servizi (+4,9%), mentre calano gli oneri per il personale (-2,2%) e quelli per l’acquisto di beni di consumo (-6,4%).

Ma c’è un dato che preoccupa più di tutti: i debiti fuori bilancio che ormai sono diventati un fenomeno «strutturale» della gestione contabile locale e che nel 2013 sono letteralmente esplosi «per rilevanza degli importi e numero di enti coinvolti».

La Corte conti dà qualche numero. Nel 2013 i debiti fuori bilancio delle province sono passati da 72 a 130 milioni (+80%), mentre nei comuni l’incremento registrato è del 21% (da 577 a 698 milioni).

Regioni. Per il comparto regionale, i risultati dei conti patrimoniali evidenziano, secondo la Corte, un complessivo miglioramento. La gestione di competenza 2013 ha registrato un saldo complessivo pari a +5,2 miliardi con un avanzo di cassa di 3,7 miliardi. E anche la gestione in conto capitale mostra un saldo positivo «prevalentemente per l’immissione di liquidità a seguito dei decreti legge 35/2013 e 102/2013».

Vi sono però alcune situazioni difficili come quella del Piemonte che continua a sforare i limiti all’indebitamento, rispettati invece dalla maggior parte delle regioni. Il Piemonte, rileva la Corte, «ha ricevuto anticipazioni di liquidità che hanno inciso nella determinazione del risultato di amministrazione, situazione che ha indotto la competente Sezione regionale di controllo, in sede di giudizio di parificazione, a sollevare questione di legittimità costituzionale».

Sanità. Quanto alla spesa sanitaria, la sezione autonomie ha rilevato una contrazione dei costi nell’ultimo triennio. Alla base dei risparmi la riduzione dell’incidenza della spesa di personale e di quella farmaceutica sulla spesa complessiva. In particolare, il peso della spesa per il personale sulle uscite complessive è passato dal 35% del 2002 al 32,19%, mentre quello della spesa per i farmaci si è ridotto dal 15% del 2002 al 7,86%. Nel complesso, osserva la Corte, «il sistema sanitario, malgrado persistenti criticità dei servizi sanitari regionali in alcune regioni sottoposte a piano di rientro, sta riassorbendo i disavanzi pregressi grazie agli efficaci meccanismi di monitoraggio».

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