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Eco-reati: Ue, Italia inadempiente

La Commissione europea ha dato a 12 Stati membri, tra cui l’Italia,  un aut-aut di due mesi per recepire la normativa dell’Unione che stabilisce sanzioni penali contro l’inquinamento marino e altri reati ambientali. Il termine per il recepimento negli ordinamenti nazionali della direttiva 2008/99/ce sulla tutela penale dell’ambiente é scaduto il 26 dicembre 2010, un obbligo a tutt’oggi rimasto inevaso. Se entro due mesi gli stati membri interessati non avranno notificato le misure di attuazione, la commissione potrà adire la Corte di giustizia dell’Unione europea. La direttiva 2008/99/ce sulla tutela penale dell’ambiente obbliga tutti gli Stati membri a prevedere misure di diritto penale che rendano perseguibili violazioni gravi della normativa europea sulla tutela ambientale. La direttiva elenca le violazioni che devono essere considerate reati in tutti gli stati membri, tra queste la spedizione illegale di rifiuti e il commercio di specie protette. La direttiva 2009/123/ce sull’inquinamento provocato dalle navi (che modifica la direttiva 2005/35/ce) fa parte di un pacchetto normativo che intende potenziare la sicurezza marittima e prevenire l’inquinamento causato dalle navi. La direttiva impone agli stati membri di considerare un reato i casi gravi di scarico illecito di sostanze inquinanti effettuato dalle navi. Entrambe le direttive impongono agli stati membri che i reati siano punibili con «sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive».

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