Questo articolo è stato letto 5 volte

Doppio esame per l’anti-default

Fonte: Il Sole 24 Ore

Si articola in due parti l’esame a cui devono essere sottoposti i Comuni e le Province per accedere al fondo rotativo anti-default istituito dal decreto enti locali (Dl 174/2012). La prima è dedicata alla ricostruzione delle cause che hanno portato l’ente locale sulle soglie del baratro finanziario, e la seconda passa al setaccio l’azione di «risanamento» che ha il doppio compito di riportare l’equilibrio nei conti e di raggranellare le risorse per ripagare l’aiuto statale.
Con la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» n.7 del 9 gennaio delle Linee guida varate dalla sezione Autonomie per l’esame dei piani di riequilibrio si completa il puzzle delle indicazioni da parte della Corte dei conti per l’utilizzo del nuovo strumento. Sul versante dei decreti ministeriali, invece, manca solo il provvedimento di Interni ed Economia che regola l’eventuale anticipazione di liquidità, introdotta come salvagente aggiuntivo per gli enti più in difficoltà. Il provvedimento è già stato firmato da entrambi i ministri (e i contenuti sono stati anticipati sul Sole 24 Ore del 3 gennaio), e potrebbe approdare a breve alla «Gazzetta».
Il passaggio fondamentale per gli enti che vogliono allontanarsi dal rischio-default è il superamento dell’esame riservato al piano di riequilibrio. La verifica si baserà sui documenti standard allegati al provvedimento della sezione Autonomie pubblicato martedì in «Gazzetta», che fa tesoro dell’esperienza maturata in questi sei anni con i questionari sui bilanci preventivi e consuntivi per sottoporre l’intero piano a una griglia dettagliata di domande e analisi.
Il questionario, si diceva, è bipartito. Nella prima sezione si effettua una ricognizione puntuale dei principali termometri della salute finanziaria come l’utilizzo di anticipazioni di cassa, l’evoluzione degli equilibri, e le entrate e le spese non ripetitive. La ricostruzione punta anche all’esame dei risultati effettivi di gestione e di amministrazione, e chiede lumi sull’andamento della capacità di riscossione delle entrate tributarie, extratributarie e dei trasferimenti. La seconda parte si traduce invece in una cronistoria numerica dei dieci anni in cui si può articolare il piano di rientro, basata sulla dinamica prevista per ciascun anno di ogni Titolo delle entrate e delle uscite.
Condizione indispensabile per accedere all’esame è la regolarità nell’approvazione dei bilanci preventivi e consuntivi. Gli enti che all’8 dicembre erano già coinvolti dal «dissesto obbligato», invece, possono aspirare all’aiuto se la procedura non è ancora arrivata al traguardo (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).
G.Tr.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *