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Decreto Sostegno, ripartono le verifiche fiscali sui fornitori della PA

Fonte: Il Sole 24 Ore

di MARCO MOBILI e GIANNI TROVATI (da Il Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Rischiano di allungarsi i tempi di cottura del decreto «Sostegno», che potrebbe arrivare in consiglio dei ministri non prima di fine settimana, o addirittura della prossima. Nel frattempo però la realtà procede con il suo cammino ordinario. E se il «comunicato legge» diffuso sabato dal ministero dell’Economia ha messo una pezza in extremis sui pagamenti in scadenza ieri per le rate di rottamazione e saldo e stralcio, altri aspetti del sistema fiscale hanno abbandonato automaticamente il freno fin qui tirato dall’emergenza. È il caso prima di tutto delle cartelle e degli avvisi fiscali, su cui la moratoria è terminata domenica scorsa, 28 febbraio. Ma se sugli atti del fisco la discussione resta aperta, e la ripartenza può avvenire in modo graduale con una certa discrezionalità che l’Amministrazione finanziaria può utilizzare in attesa che arrivino le decisioni politiche, lo stesso non può capitare a un altro meccanismo della macchina fiscale che fin qui ha viaggiato in parallelo con le sospensioni delle cartelle.
Si tratta degli obblighi di verifica sulla fedeltà fiscale dei fornitori che le PA devono effettuare prima di pagare fatture superiori a 5mila euro. Anche questo meccanismo è stato sospeso fin dalle prime settimane dell’emergenza con l’obiettivo di non creare ostacoli ulteriori alla liquidità delle imprese già messa a dura prova dalla gelata economica prodotta dalla pandemia.

A differenza di quanto accade con le cartelle, però, in questo caso non c’è gradualità che tenga. Perché l’opzione è binaria, e le verifiche si fanno o non si fanno. Se manca la proroga, anzi, le amministrazioni pubbliche sono tenute a controllare con l’agenzia delle Entrate Riscossione che il quadro dell’impresa fornitrice non sia appesantito da pendenze fiscali prima di procedere al pagamento.
Una nuova sospensione potrebbe arrivare con il decreto battezzato «Sostegno» dal nuovo governo, perché tutta la partita della riscossione potrebbe essere riaperta. Il dossier delle cartelle esattoriali è tra i primi a essere ripreso in mano al MEF, assicura la viceministra all’Economia Laura Castelli. Con il Milleproroghe è stata approvata una serie di ordini del giorno che invocano una nuova moratoria. Ma la discussione è in corso, e la soluzione potrebbe limitarsi a una diluizione dei tempi di ripresa delle notifiche con un ampliamento dei termini di prescrizione.

Ad allungare la preparazione del provvedimento non è solo il fisco. Il governo, nei fatti pienamente operativo solo da ieri pomeriggio dopo il giuramento dei sottosegretari, deve infatti decidere quale percorrere tra le tante ipotesi elaborate in sede tecnica per la nuova tornata dei ristori. I punti (quasi) fermi per ora riguardano la base di calcolo, che sarà rappresentata dalle flessioni di fatturato del 2020 rispetto al 2019, e la soglia per l’accesso agli aiuti, che dovrebbe attestarsi al 33%. L’idea è di procedere su più livelli, per riservare ai professionisti e alle microimprese una via più veloce fondata su un forfait a fondo perduto. Per le attività più grandi la divisione dovrebbe operare in base al fatturato e al numero di dipendenti per differenziare il percorso dei ristori, che sarebbero parametrati ai costi fissi non coperti da altre misure.

Ma nel mosaico devono trovare posto gli aiuti su misura per il turismo invernale e per gli altri comparti colpiti più direttamente dalle ultime chiusure, come le fiere e i tour operator. Senza contare che la moltiplicazione delle restrizioni, anche locali, che dovranno essere indennizzate dal nuovo meccanismo creano problemi aggiuntivi alle famiglie alle prese con il ritorno della didattica a distanza. Al punto che nel provvedimento dovrebbe entrare il rinnovo (costo 50 milioni) dei congedi parentali straordinari finora retribuiti al 50% .

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