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Dismissioni, previsioni di ripresa

Fonte: Italia Oggi

A riportare d’attualità, in Italia, il tema della vendita del patrimonio pubblico è il nuovo decreto Sviluppo in arrivo. Con tutta probabilità, prevederà l’alienazione degli immobili di enti e amministrazioni con i ricavi che andranno nelle casse per finanziare gli investimenti in deroga al patto di stabilità.
E le previsioni di Scenari Immobiliari indicano che il processo di alienazione dovrebbe registrare una decisa crescita dal 2012 al 2015, dopo gli anni di calo dal 2008 ad oggi.
In Italia, da qualche anno, questo mercato ha perso smalto e appeal, dopo il boom della prima ora, nel biennio 2006-2007, quando il volume di vendite in Europa ha registrato l’impennata arrivando al valore complessivo di 13,4 miliardi di euro. Il quadruplo rispetto al biennio precedente, secondo i risultati dell’indagine sulla «Vendita dei patrimoni immobiliari pubblici in Europa 2000-2015» elaborata da Scenari Immobiliari, istituto di ricerca specializzato presieduto da Mario Breglia. Nel biennio 2008-2009 c’è stato poi un forte rallentamento, con 4,8 miliardi di beni venduti in Europa, dopo che il forte calo dei prezzi ha suggerito a molti governi una politica attendista per non svendere il proprio patrimonio. Dal 2006 al 2010, in Europa, sul valore totale di 19,3 miliardi di euro calcolato della vendita degli immobili pubblici, la Germania ha conseguito il primato delle vendite realizzando il 29%. L’Italia l’ha seguita da lontano, piazzandosi al secondo posto ma realizzando un magro incasso arrivato soltanto a quota 14%, secondo Scenari Immobiliari. Il 2010 ha segnato un ulteriore dimezzamento del volume di vendite in Europa rispetto al biennio precedente con un valore di poco superiore al miliardo, molto sotto le previsioni e pari soltanto all’1,3% del mercato degli investimenti cross-border europeo. Il 2011 dovrebbe chiudersi, secondo Mario Breglia, con un ulteriore calo, «anche in conseguenza della debolezza dei mercati immobiliari in seguito all’inasprimento della recessione europea».
Eppure, in passato, ha fatto notare Breglia, «la Francia ha rimesso a posto i conti dell’esercito con le dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico, mentre la Thatcher si è pagata la guerra delle Falkland». Di fronte all’avanzare del debito pubblico la vendita di patrimoni immobiliari è ritenuta un mezzo in grado di contribuire al risanamento dei bilanci statali, ha spiegato Breglia, «perché oltre a comportare l’incasso di consistenti risorse che il governo potrà utilizzare per i suoi programmi, dovrebbe funzionare come attrazione di capitali privati da destinare al finanziamento di nuovi progetti di sviluppo», secondo quanto ha evidenziato Breglia, «ma anche dovrebbe contribuire a ridurre le inefficienze nella gestione del patrimonio immobiliare pubblico, determinare ritorni sociali potenzialmente elevati e aumentare la trasparenza dei mercati».
Ma il pacchetto di dismissioni pubbliche in Italia ultimamente non ha trovato grossa accoglienza con molte gare per caserme dismesse e altri beni dello stato andate deserte, mentre sono andati sotto le previsioni i ricavi delle operazioni di cartolarizzazioni Scip e le dismissioni di immobili di pregio attraverso il Fondo immobili pubblici (Fip).
Sul tema delle valorizzazioni il presidente di Scenari Immobiliari ha le idee chiare, e in accordo con il pensiero di Assoimmobiliare, ha suggerito di procedere in piccolo: pacchetti di dismissioni entro un centro valore. «La mia idea», ha specificato, «è prendere una serie di beni campione dal punto di vista progettuale, poi creare un fondo per mettervi dentro una trentina di beni pubblici da valorizzare e fare un tavolo di lavoro con la p.a. Il mondo pubblico ragiona in termini legali, invece bisogna ragionare in termini di mercato».

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