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Dipendenti statali, pronto il decreto che anticipa la liquidazione

Fonte: Sole 24 Ore

di GIANNI TROVATI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

I pensionati usciti dal pubblico impiego dovranno aspettare al massimo 75 giorni dalla domanda di certificazione per vedersi accreditare l’anticipo della liquidazione. Dall’approvazione definitiva del decreto attuativo della manvora, invece, passeranno non più di 10 giorni per la pubblicazione dell’elenco degli enti erogatori.
Il calendario dell’anticipo del trattamento di fine rapporto per gli ex dipendenti pubblici è fissato nel decreto che regola il finanziamento bancario per il primo tassello fino a 45mila euro della buonuscita per i dipendenti pubblici. Il decreto, costruito tra Funzione pubblica, ministero dell’Economia e Lavoro, è pronto. E questa è la prima notizia, dopo i tempi lunghi del “concerto” ministeriale che hanno causato qualche irritazione soprattutto dalle parti della Lega, primo sponsor della misura.

Ma la strada verso la Gazzetta Ufficiale non è terminata. Il testo, formalmente un decreto della Presidenza del consiglio, deve ora superare l’esame di Garante Privacy, Antitrust e consiglio di Stato. Difficile prevedere i tempi, soprattutto per l’avvicinarsi della pausa estiva. Ma il pressing a tutto campo esercitato dal ministro per la PA Giulia Bongiorno punta ad accelerare almeno questa parte finale dell’iter.
Il meccanismo dell’anticipo, che evita almeno per la prima quota di Tfr/Tfs l’attesa di 12-24 mesi previsto dalle regole ordinarie, riguarda una platea che nelle stime governative abbraccia oltre 450mila persone. In realtà i primi dipendenti pubblici che hanno scelto di salire sul treno di «quota 100» lasceranno l’ufficio ad agosto. Ma l’anticipo della liquidazione può essere chiesto da tutti, anche da chi va a riposo dopo aver raggiunto i requisiti previsti dalla riforma Fornero. Circa 66mila dipendenti li hanno raggiunti l’anno scorso, mentre quest’anno le uscite stimate, anticipate e non, sono 158mila. Altre 118mila arriveranno nel 2020 e 115mila nel 2021, ultimo anno del triennio di quota 100.

Il primo passo per ottenere l’assegno sarà la richiesta di certificazione del diritto, che andrà presentata agli «enti erogatori» della liquidazione, vale a dire sostanzialmente le vecchie “casse” del pubblico impiego confluite nell’INPS. L’elenco completo degli enti sarà pubblicato entro 10 giorni dall’entrata in vigore del decreto. La presentazione della domanda farà partire la clessidra dei 75 giorni entro i quali si prevede l’arrivo dell’accredito sul conto del pensionato.
Questa finestra serve soprattutto per imbrigliare i tempi di risposta degli enti erogatori. Perché l’accordo quadro già firmato con l’Abi prevede che le banche, una volta ricevuta la certificazione dell’ente, facciano partire l’accredito entro 15 giorni . Sarà sempre l’ente erogatore a restituire le somme alla banca, attraverso un contratto che segue la disciplina della cessione del credito. Ma per evitare sorprese, un fondo di garanzia statale sarà pronto a intervenire nei casi in cui il meccanismo si inceppi. Gli interessati potranno anche optare per l’estinzione anticipata del finanziamento, sopportandone il costo per non pagare però gli interessi del “prestito”. Ma va ricordato che per compensare questi oneri interviene lo sconto fiscale previsto per le quote di buonuscita fino a 50mila euro.

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