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Detrazioni, imprese e catasto: i pilastri della riforma fiscale

Fonte: Il Sole 24 Ore

Quando è nata contava addirittura 32 aliquote. Un dato inimmaginabile per l’Irpef di oggi. Quando è nata, però, era il 1973, l’anno in cui «Il Padrino» vinceva il premio Oscar, Nixon fronteggiava lo scandalo Watergate e gli italiani sperimentavano l’austerity. E chissà quale assetto tributario uscirà dal 2012, nuova stagione di austerità segnata non più dai vincoli della bolletta energetica, ma dalla sostenibilità del debito pubblico.

Il nodo dei bonus
Una cosa è certa: quali che siano i tempi dettati dal Parlamento, si dovrà sciogliere il groviglio annodato con la manovra di luglio dello scorso anno (Dl 98/2011). La clausola di salvaguardia – nella versione corretta dalla manovra di Ferragosto e poi dal salva-Italia – prevede un meccanismo a tagliola: riordino della spesa sociale e pulitura delle duplicazioni tra benefici fiscali e di welfare entro il 30 settembre 2012; oppure, in alternativa, aumento secco di due punti dell’Iva dal 1° ottobre (dal 10 al 12% e dal 21 al 23%).
Le date sono chiare, e mettono un punto fermo con cui qualsiasi tipo di intervento riformatore dovrà fare i conti. Il «riordino» dei bonus, infatti, non può essere a costo zero, ma deve garantire risparmi sull’indebitamento netto per almeno 13,1 miliardi per il 2013 e 16,4 miliardi dal 2014. Il che fa capire quanto sia difficile trovare un equilibrio.
In teoria, si potrebbe anche lasciare che l’Iva aumenti automaticamente, e disegnare il nuovo assetto tributario tenendo conto dell’incremento del prelievo sui consumi. Le parole pronunciate dal premier Mario Monti nei giorni scorsi, però, fanno pensare che si cercherà di scongiurare questa soluzione. L’aumento di due punti di Iva – a consumi invariati – vale quasi 13 miliardi di euro all’anno, ma è un intervento delicato, perché potrebbe far schizzare in alto l’inflazione (un’avvisaglia si è già vista dopo il passaggio dal 20 al 21% di settembre). E comunque, anche la presunzione che la spesa delle famiglie resti identica non è scontata in uno scenario di crisi economica.
I tempi sono stretti, anche perché incombe la fine della legislatura. Ma una road map accelerata potrebbe essere concordata dalle forze politiche che sostengono l’esecutivo. Se il restyling della delega dovesse essere presentato entro aprile in Parlamento, la Camera – che ha già avviato l’esame del testo attuale – potrebbe approvarlo entro il mese di maggio in sede deliberante, vale a dire senza transitare in aula. Dopodiché, con un altro passaggio breve al Senato, il Governo avrebbe il tempo di emanare i decreti delegati (che dovranno comunque fare un “proprio” percorso parlamentare).
Fantapolitica? Tutto dipenderà dalla coesione che la maggioranza riuscirà a trovare anche sugli altri temi sensibili dell’agenda di governo: dal completamento delle liberalizzazioni alla riforma del mercato del lavoro. Dossier distinti, ma inevitabilmente legati.

Il riordino del prelievo
Le cronache degli ultimi mesi consentono di mettere a fuoco in modo abbastanza netto i tre pilastri su cui dovrà reggersi il nuovo assetto fiscale. Non certo le uniche questioni fondanti, ma tre aspetti in qualche modo centrali per cittadini e imprese.
Il primo pilastro è il riordino complessivo del prelievo. Da quando Berlusconi annunciò le due aliquote del 23 e 33% (mai realizzate) questo è un punto centrale. Il testo attualmente alla commissione Finanze di Montecitorio suggerisce di spostare il carico tributario dalle persone alle cose, ma questo è un percorso in parte già avviato con le manovre dell’anno scorso: il Dl 138 ha ritoccato l’Iva, mentre il salva-Italia (Dl 201) ha fatto leva sulle patrimoniali, tra cui l’Imu sugli immobili – prima casa compresa – e i bolli su conti e depositi.
Un’altra linea d’azione riguarda la distribuzione dei proventi della lotta all’evasione. Stralciata la norma inizialmente attesa nel decreto sulle semplificazioni fiscali, che si proponeva di usare le tasse recuperate per arricchire le detrazioni per i familiari a carico, resta comunque il principio sancito dalla manovra di Ferragosto: usare a partire dal 2014 le imposte “emerse” per ridurre la pressione fiscale.
È ipotizzabile, allora, che questo meccanismo sia riproposto nel contesto della delega. E non solo per le detrazioni sui familiari, che costano 11,3 miliardi di euro all’anno. Ad esempio, si potrebbe agire anche sugli sconti per i lavoratori dipendenti e i pensionati, che pesano 37,7 miliardi all’anno e che alleviano il carico tributario proprio su quei soggetti che non hanno possibilità di evadere le imposte.

Immobili e aziende
Il peso crescente attribuito al prelievo immobiliare fa sì che il secondo pilastro su cui fondare il riassetto fiscale sia la riforma del catasto. Obiettivo annunciato dal premier Monti già al momento del varo della manovra di dicembre e passaggio fondamentale per garantire l’equità dell’imposizione legata alle rendite catastali (l’Imu oggi, la Tares e le imposte sulle compravendite domani).
Resta allora il terzo pilastro, quello che riguarda da vicino il mondo produttivo. Lo snodo cruciale, in questo caso, è la necessità di adeguare il Testo unico (Dpr 917/86) alle attuali condizioni economiche: che vuol dire “crisi”, ma non solo. Basti pensare, per esempio, alla necessità di definire una volta per tutte – e in modo chiaro e inequivoco – il concetto di abuso del diritto.

LA PAROLA CHIAVE
Delega fiscale
È il disegno di legge-delega che detta le linee guida per la riforma del sistema tributario italiano. Il testo-base è già stato depositato la scorsa estate dal Governo Berlusconi e prevedeva – tra i punti qualificanti – lo spostamento dell’asse del prelievo dalle imposte dirette (essenzialmente l’Irpef e l’Ires) a quelle indirette (cioè l’Iva e le accise). Inoltre, venivano gettate le basi per un riordino delle agevolazioni fiscali e contributive (detrazioni, deduzioni e altri regimi di favore per cittadini e imprese). Ora il Governo Monti sta ridefinendo i contenuti del disegno di legge, che – una volta approvato dal Parlamento – dovrà essere tradotto in norme operative dai decreti legislativi delegati.

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