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Derivati, contenzioso diviso tra Roma, New York e Londra

Fonte: Il Sole 24Ore

Il braccio di ferro fra la Regione Lazio e le banche accusate di aver venduto derivati pericolosi potrebbe essere a un punto di svolta. Nelle aule del tribunale civile il dibattito prosegue; dietro le quinte si lavora ad una trattativa tra le parti in causa, così da accorciare i tempi e risolvere pacificamente il contenzioso. In che modo? Molto probabilmente con una transazione di compromesso da parte degli otto istituti di credito coinvolti (erano nove, ma la Lehman Brothers è nel frattempo fallita) alle casse della Pisana. Non esattamente la cifra corrispondente ai cosiddetti costi impliciti, circa 120 milioni, da cui il processo civile è partito, ma una via di mezzo per chiudere la partita. Advisor regionali e avvocati delle banche dicono ufficiosamente di aspettarsi questo tipo di risoluzione. E, pare di capire, è anche quello in cui sperano. Anche perché la vicenda dei derivati della Regione Lazio è piuttosto articolata: per certi aspetti è più semplice rispetto a quella di altri enti locali, ma al tempo stesso è più frastagliata e dispersiva, col rischio quindi che si chiuda solo dopo un lungo contenzioso. È più semplice perché gli swap in causa riguardano essenzialmente il tasso d’interesse, e non c’è dunque traccia di quei Cds considerati ben più pericolosi in molti altri processi in corso (primo fra tutti, quello del Comune di Milano, dove è in corso anche una causa penale). È però più dispersiva perché gli istituti coinvolti sono tanti; le cause avviate si svolgono in parte in Italia, in parte a New York e in parte a Londra; i derivati sono legati a operazioni diverse, alcuni addirittura già chiusi anni fa, e ognuno con un suo diverso contesto contrattuale. Conti e costi La vicenda dei derivati laziali inizia nel 1999. A partire da questo anno gli istituti Ubs, Unicredit, Dexia, Deutsche Bank, City Bank, Jp Morgan, Depfa Bank, Merrill Lynch e Lehman Borthers (poi fallita) sottoscrivono una serie di Irs, Interest rate swap, ovvero derivati che modificano il tasso di interesse. Il sottostante finanziario di riferimento sono, complessivamente, 2 miliardi di mutui. La Regione Lazio, ingaggiando successivamente degli advisor indipendenti, ha deciso di muovere una causa per recuperare i 120 milioni di “commissioni occulte”. In alcuni casi le banche, più rapide della Regione, sono riuscite ad avviare, e quindi a spostare, la causa altrove, cioè in paesi le cui leggi sono meno flessibili nei confronti degli enti locali che dichiarano di essere stati truffati (ritenendo gli enti locali operatori responsabili delle scelte fatte). Merrill Lynch si difende pertanto a New York e Deutsche Bank a Londra, facendo riferimento al fatto che i contratti utilizzano procedure standardizzate negli Stati Uniti o in Inghilterra. Si tratta di una scelta piuttosto frequente da parte degli istituti di credito. Ad esempio, un altro caso del genere è quello della Regione Lombardia, dove Ubs ha avviato la causa a Londra. Secondo la Regione I costi impliciti e la scarsa trasparenza sono le obiezioni che la Regione Lazio muove contro gli istituti di credito. Secondo i consulenti regionali, le banche non avrebbero dichiarato di guadagnare dall’operazione 120 milioni, cioè queste commissioni “occulte” non messe in evidenza. Inoltre, secondo la Pisana, all’interno del calcolo di convenienza dei derivati dovevano essere conteggiate anche queste commissioni. Infine, per la Regione, che l’operazione sia stata favorevole o no per l’amministrazione laziale ha poca importanza: le commissioni occulte avrebbero modificato l’introito finale, senza che i dirigenti della struttura ne fossero consapevoli. L’obiettivo ora è calcolare l’ammontare di questi costi aggiuntivi per chiederne la restituzione. Secondo le banche Il punto di vista delle banche è che le commissioni occulte non solo erano legittime, perché costituiscono la remunerazione del lavoro svolto, ma la Regione Lazio aveva al suo interno dei dirigenti in grado di comprendere i contratti e conteggiarne la convenienza. In alcuni casi, in particolare in quello di Ubs, l’avvocato Salvatore Orlando (dello Studio legale Macchi di Cellere Gangemi che assiste la banca elvetica) difende la bontà dell’operazione dal punto di vista del vantaggio finanziario per la Regione: «Fermo restando che i derivati sono prodotti che si pagano, l’operazione sottoscritta con Ubs ha dato dei vantaggi indiscussi alla Regione Lazio». I derivati sottoscritti con Ubs sono chiusi da oltre 4 anni, per questo Orlando ritiene che il calcolo sia facilmente eseguibile: «Qui non ci sono proiezioni sul futuro, come in altri casi. Per noi la convenienza è facilmente quantificabile, e si traduce in decine di milioni di flussi attivi per la Regione Lazio». I punti di vista sono ancora inconciliabili. Ma per la Pisana potrebbe essere in effetti più facile arrivare ad una trattativa, così come per le banche. Soprattutto per quelle che, pur trovandosi in una situazione di forza, rischiano di essere trascinate per le lunghe da un dossier molto, molto ampio.

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