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Decreto Semplificazioni, ok salvo intese: corsie veloci per gli appalti in scuole, sanità

Fonte: Sole 24 Ore

di GIORGIO SANTILLI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

I dettagli del decreto legge Semplificazioni saranno resi noti oggi, almeno a grandi linee. Non era escluso, infatti, ieri sera, prima della riunione del Consiglio dei ministri che alle ore 22,30 non era ancora cominciata, che il governo potesse approvarlo «salvo intese». Non è detto, infatti, che il pressing fortissimo del premier Giuseppe Conte per approvare comunque il decreto legge in giornata abbia consentito di risolvere tutti i nodi che ieri mattina si presentavano ancora non risolti.

Sull’impianto base il testo messo a punto dal segretario generale di Palazzo Chigi, Roberto Chieppa, e discusso con i partiti della maggioranza per una settimana, ha retto l’urto delle spinte contrapposte delle forze di maggioranza. Il risultato più rilevante è che l’articolo 2 ha ballato in questi giorni ma esce simile a come era entrato: restano i poteri straordinari di emergenza assegnati direttamente alle stazioni appaltanti per affidamenti di lavori, forniture e servizi professionali (fra cui la progettazione). Varranno in tutti i casi in cui la realizzazione è necessaria per far fronte agli effetti negativi dell’emergenza sanitaria ed economica. Vengono indicati sette settori in cui queste procedure possono essere applicate: scuole, università, sanità, carceri, strade, ferrovie e opere idriche. La corsia veloce vale per tutte le opere ricomprese nei contratti di programma Anas e Rfi. Scompare il Dpcm che avrebbe dovuto elencare gli interventi dove questi poteri straordinari erano ammessi.
Resta invece un Dpcm per individuare le opere che saranno affidati a commissari. Non sono nell’articolo 2 ma nell’articolo 9 e i commissari non saranno «modello Genova» ma modello sblocca cantieri, con poteri più limitati (anche se rafforzati dal decreto legge). Saranno pochi, una trentina, come chiedeva il Pd, non alcune centinaia con poteri a 360°. La cosa politicamente più rilevante è che la proposta di nominarli arriva dal ministro delle Infrasrutture, Paola De Micheli.

Anche l’articolo 1 ha retto all’urto sia pure con alcune correzioni. È quello che consente di affidare le opere fino a 5 milioni di euro con una procedura negoziata senza bando di gara. Qui fino alla fine è stato ritoccato il numero delle imprese da invitare. Al Pd cinque erano parse poche, quindi cresceranno al crescere dell’importo, fino a un massimo di quindici. In particolare, dovranno essere almeno cinque per opere fino a 350mila euro, dieci per opere fino a un milione di euro, quindici fino a 5 milioni di euro. Sotto i 150mila euro possibili gli affidamenti diretti. Comunque si dovrà seguire un criterio di turnazione e rotazione.
Restano due pietre miliari del decreto legge: la riforma dell’abuso d’ufficio e quella della responsabilità erariale. Nel primo caso vengono circoscritti i casi perseguibili perché si esce da una indicazione generica di mancato rispetto della legge per una indicazione più puntuale di comportamenti che vengono perseguiti fuori della sfera di discrezionalità del funzionario pubblico. Per la responsabilità erariale la colpa grave sarà perseguita solo nei casi di omissione di un’azione mentre non lo sarà per i casi di azione, dove resta perseguibile solo il dolo. Non fare diventerà più rischioso che fare, questo almeno è l’intento di Palazzo Chigi. E su questo la maggioranza è compatta.

Restano molte aree grigie nel decreto su temi che sono comunque cruciali se si vogliono sbloccare gli investimenti pubblici. A partire del capitolo delle valutazioni ambientali che subiscono una limitazione dei tempi, ma non adeguata al peso che questi passaggi hanno nell’iter di approvazione di un progetto. Una valutazione definitiva si potrà fare soltanto con il testo definitivo. Bene invece le ulteriori accelerazioni per gli investimenti in banda larga e 5G e per gli interventi green del Piano nazionale integrato energia e clima. Avranno tempi ulteriormente ridotti e una commissione ad hoc per la valutazione di impatto ambientale. Molto incisive anche le norme per la rigenerazione urbana con l’eliminazione dei vincoli più gravi alla demolizione e ricostruzione.

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