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Decreto salva Roma, secondo ritiro

Niente da fare, il decreto salva Roma non passa. A due mesi di distanza dal primo ritiro, il provvedimento che dovrebbe evitare il commissariamento della Capitale viene bloccato ancora, a un passo dal traguardo.

Sarebbe scaduto venerdì prossimo il decreto ribattezzato enti locali, ma l’ostruzionismo in Parlamento di MoVimento 5 Stelle e Lega Nord ha convinto la maggioranza a fermare ancora una volta l’iter di approvazione. Lo scorso dicembre fu il presidente Napolitano a provocare uno degli ultimi atti del governo Letta, portandolo di fatto al ritiro immediato del provvedimento. Questa volta, invece, sembra che la decisione sia stata presa in autonomia dalla maggioranza, viste le barricate innalzate in Parlamento sul decreto, che, per essere convertito, avrebbe dovuto passare indenne due votazioni in Commissione, riunita in sede deliberante sia alla Camera che al Senato, evitando, così, il passaggio in Aula. L’unica via per la conversione del testo in legge entro venerdì che, però, è stata rapidamente abbandonata dal governo.

Ora, dunque, il destino del bilancio nella capitale torna in bilico, anche se il neo ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha già confermato che le norme dovrebbero essere ripresentate in un disegno di legge di prossima presentazione in Consiglio dei Ministri da parte dell’esecutivo di Matteo Renzi.

A tal proposito, il ministro più giovane del nuovo governo è stato immediatamente attaccato dagli oppositori, ponendo l’accento sulla non reiterabilità dei decreti in caso di decadenza.

Per questa via, dunque, l’unica possibilità per il governo è quella di cambiare le leggi contenute quel tanto che basta per non provocare la mannaia della Corte costituzionale, che potrebbe rendere nullo il provvedimento qualora ravvisi profili di illegittimità dovuta all’eventuale reiterazione.

A saltare, non è soltanto il pacchetto di leggi che avrebbero scongiurato il dissesto completo del Comune di Roma, ma anche le norme relative all’Expo 2015, agli affitti d’oro della politica, al taglio delle sanzioni per i libretti al portatore e l’imposta di sbarco sulle isole minori.

Dura e severa la reazione del sindaco di Roma Ignazio Marino: “Io da domenica blocco la città. Quindi le persone dovranno attrezzarsi, fortunati i politici del palazzo che hanno le auto blu, loro potranno continuare a girare, i romani non potranno girare”.
“Diciamolo con chiarezza: per marzo non ci saranno i soldi per i 25mila dipendenti del comune, per il gasolio dei bus, per tenere aperti gli asili nido o raccogliere i rifiuti e neanche per organizzare la santificazione dei due Papi, un evento di portata planetaria”, ha detto Marino.
“Non si chiama Salva Roma – ha precisato il sindaco della Capitale – i soldi che stanno in quello che voi giornalisti avete chiamato salva Roma sono soldi delle tasse dei romani che devono essere restituiti ai romani. Non ce li hanno ridati, il Governo italiano ce li deve ridare, deve restituire a Roma ciò che è di Roma”.

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