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Decreto Crescita in Conferenza delle Regioni: necessaria più concertazione

Decreto Crescita

In vista della conversione in legge del d.l. 20 aprile 2019, n. 34, c.d. “Decreto Crescita”, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, riunitasi giovedì 9 maggio, ha approvato un documento relativo al ddl di conversione. La posizione è stata illustrata nelle sue linee essenziali dalla coordinatrice della commissione Attività Produttive della Conferenza, Manuela Bora (Assessore Regione Marche), in un’audizione parlamentare di fronte alle commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera.

Le misure del decreto

Il documento prodotto, intitolato “Posizione sul Disegno di Legge n. 1807: “Conversione in legge del Decreto Legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi””, si apre con una sintesi della linea seguita dalla Conferenza.

Il DL crescita prevede tre grandi tipologie di azioni:

  • misure fiscali per la crescita economica, che di fatto riprendono provvedimenti assunti anche in precedenza, con lievi modifiche per rendere più incisivo il provvedimento;
  • misure per il rilancio degli investimenti sia privati che pubblici, che riguardano in particolare il Fondo Centrale di Garanzia e altre misure di natura finanziaria, nonché lo sviluppo di cartolarizzazioni;
  • misure sul Made in Italy.

Il parere della Conferenza: più coinvolgimento degli Enti locali

“Si ritiene” – recita il documento – “che il d.l. preveda un numero eccessivo di azioni non supportate da adeguate risorse economiche con il rischio di ingenerare un effetto spiazzamento. Proprio per massimizzare l’efficacia delle disposizioni introdotte e in linea con quanto previsto al punto e), si propone che il coinvolgimento degli enti regionali venga previsto sin dalla definizione dei contenuti dei decreti che dovranno essere emanati entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge. Si ribadisce che il confronto con le Regioni è essenziale per conoscere le criticità ravvisate sugli avvisi operativi sui loro territori, e individuare rimedi e soluzioni esperibili, ma anche perché in alcuni casi le Regioni (cfr. ad es. avvisi per le aree di crisi non complessa), cofinanziano con proprie risorse gli Avvisi nazionali”.

>> CONSULTA IL DOCUMENTO RELATIVO AL DDL CONVERSIONE.

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