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Decreto Crescita: approvato dal Consiglio dei ministri

Decreto Crescita: approvato dal Consiglio dei Ministri

Con il Comunicato Stampa n. 56 di oggi 24 aprile 2019, il Governo annuncia di aver approvato, nella riunione tenutasi ieri sera alle ore 19.45 a Palazzo Chigi, il c.d. “Decreto Crescita”, recante “Misure urgenti per la crescita economica ed interventi in settori industriali in crisi (decreto-legge – seconda deliberazione)”

 

Il comunicato

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, del Ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria e del Ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio, ha approvato, in seconda deliberazione, un decreto-legge che introduce misure urgenti per la crescita economica ed interventi in settori industriali in crisi.
In particolare, il testo è stato integrato con norme che prevedono l’estensione del regime della “decommercializzazione” agli enti associativi assistenziali, rimodulano gli obblighi informativi relativi alle erogazioni pubbliche, disciplinano la possibilità per l’Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) di avvalersi dei servizi forniti da società in house, semplificano gli adempimenti per la gestione degli enti del terzo settore nonché i processi di programmazione, vigilanza e attuazione degli interventi finanziati dal Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC), definiscono le modalità di ingresso del Ministero dell’economia e delle finanze nel capitale sociale della newco “Nuova Alitalia”, disciplinano il termine per la rideterminazione dei vitalizi regionali, intervengono sulla gestione commissariale per il piano di rientro del debito pregresso del Comune di Roma, prevedono la cessazione della esimente penale per il complesso Ilva e determinano i requisiti per l’accesso al Fondo indennizzo risparmiatori.

Il passivo della Capitale

Approvato a metà il Salva Roma che nella versione originaria aveva l’obiettivo di chiudere la gestione commissariale dell’enorme debito accumulato dal Campidoglio, un po’ più di 12 miliardi di euro, e farlo rientrare nuovamente nell’amministrazione ordinaria, in capo agli organi cittadini. “Lega soddisfatta. I debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco”, ha detto il vicepremier Matteo Salvini al termine del Consiglio dei Ministri. La Lega aveva chiesto che eventualmente il Salva Roma venisse esteso a tutti i Comuni nelle stesse condizioni, ma si trattava di una soluzione troppo onerosa per il bilancio dello Stato. Per i Cinque Stelle “è un punto di partenza”.

L’estensione ai Comuni in difficoltà

Come si può leggere sul Sole 24 Ore di questa mattina “Il confronto sul cosiddetto Salva-Roma, ribattezzato RisparmiaItalia dai Cinque Stelle e tutto sommato un salva-commissario perché nasce per evitare la crisi di liquidità della gestione commissariale, è andato avanti fino all’ultimo. L’attacco leghista alla norma che trasferisce allo Stato il bond “City of Rome” da 1,4 miliardi (3,6 con gli interessi) e contestualmente blocca il contributo (120 milioni all’anno dei 300 originari) che il Tesoro gira al commissario serve al Carroccio a intestarsi una battaglia pro-Comuni; utile alla vigilia di un turno amministrativo che a fine maggio vedrà rinnovarsi quasi 3.900 sindaci su 8mila”.
La battaglia si concentra in particolare su alcune città, da Catania guidata da Salvo Pogliese (centrodestra) e subito finita in dissesto con il naufragio del piano di rientro ereditato dalle vecchie giunte ad Alessandria, città del capogruppo leghista a Montecitorio Riccardo Molinari, anch’essa a guida centro-destra. Ma guarda a “tutti i Comuni”, come ripete Salvini. Ma l’estensione degli aiuti a tutti i sindaci in difficoltà (sono 337 le procedure di riequilibrio attivate) ha un problema da risolvere: costa. L’attenzione al ministero dell’Economia si concentra su una rinegoziazione dei mutui, con possibile stop del pagamento delle rate per un anno, nei 14 capoluoghi delle Città metropolitane.

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