D.d.l. Delrio, nuova bocciatura dalla Corte dei conti

Nuova sonora bocciatura della Corte dei conti sulla riforma delle province contenuta nel discusso d.d.l. Delrio. A distanza di alcun mesi dal primo, negativo, pronunciamento sull’impatto della riforma, la Corte ha replicato in Senato le proprie, critiche osservazioni su un ddl che sembra proprio non avere i crismi della promessa “spending review”.
Si tratta di un parere che i rappresentanti della Corte hanno espresso in audizione alla Commissione affari costituzionali di Palazzo Madama lo scorso giovedì 16 gennaio, ora depositato agli atti relativi al d.d.l. province, approvato alla Camera e diretto all’ok definitivo nell’arco di poche settimane.
La sostanza del nuovo intervento della magistratura contabile riprende, in gran parte, quella del parere precedente sulla proposta che dovrebbe svuotare le province delle proprie funzioni cardine. In sintesi, secondo la Corte dei conti la legge, se approvata definitivamente, non consentirebbe un reale risparmio. Addirittura, stavolta viene ipotizzato anche un possibile aumento dei costi.
Questa volta, però, la Corte ha puntato la propria attenzione verso le città metropolitane, dopo i numerosi emendamenti piovuti a Montecitorio, che hanno investito proprio l’ambito giuridico di questi enti in divenire,destinati in molti casi a sostituire le Province stesse. 
La posizione ribadita dalla Corte dei conti ha provocato una nuova raffica di interventi dei numerosi detrattori del d.d.l. Delrio, in particolare dei rappresentanti delle Province in prima persona.
Nei giorni scorsi il presidente dell’ente milanese Guido Podestà aveva guidato la protesta dei vertici territoriali, confermando che, in caso di ok alla legge, tutti i presidenti di provincia d’Italia si sarebbero recati al Quirinale per riconsegnare la fascia.
Così, dopo il secondo parere negativo espresso dalla Corte dei conti, interviene anche l’Upi, tramite il proprio presidente Antonio Saitta, a confermare che “la riforma Delrio sulle province di sicuro non produrrà risparmi nell’immediato ed è talmente complessa che di certo porterà all’aumento dei costi.” 
Osservazioni che si sono susseguite all’intervento dei costituzionalisti a discredito della riforma. “Chi altro ancora deve attestare che questa legge è costosa – prosegue Saitta – che produrrà caos, che genererà effetti devastanti sui territori e sul bilancio dello Stato, perché lo capiscano anche il Parlamento e il Governo. 
Ciò nonostante, il Governo pare non abbia alcuna intenzione di rimettere in discussione la riforma. Dunque, i richiami della Corte dovrebbero finire inascoltati: “Qualcuno, Governo o Parlamento – chiude l’Upi – dichiari apertamente che anche se la riforma delle Province porterà ad forte aumento della spesa pubblica e al caos, si porterà avanti perché è stata annunciata”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *