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Danno erariale, la Corte dei conti passerà al controllo preventivo

Fonte: Sole 24 Ore

di GIANNI TROVATI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Mentre il dibattito sull’abuso d’ufficio accende l’ultimo scontro fra Lega e M5s, sui tavoli del governo c’è un tentativo di stop preventivo al danno erariale negli appalti su cui i due litigiosi partner della maggioranza hanno lavorato insieme. La riforma punta in alto, perché prova a superare la «paura della firma» che paralizza le decisioni amministrative. Ma la verifica sulla tenuta dell’accordo è tutta da testare: si vedrà la prossima settimana nell’Aula del Senato, con il voto agli emendamenti allo sblocca-cantieri: e lì si misureranno anche gli effetti prevedibili della nuova norma, in bilico fra un tentativo di snellire le decisioni amministrative e il rischio di sostituire l’ostacolo di oggi con un blocco ancora più generalizzato domani.

L’idea è semplice: creare un interpello preventivo alla Corte dei conti, a cui le Pa si potranno rivolgere per un controllo di legittimità degli atti di approvazione dei contratti che valgono fra 150mila euro e un milione. Non solo: la stessa strada sarà aperta per tutte le stazioni appaltanti pubbliche quando i contratti superano le soglie comunitarie (da 135mila euro a 5,225 milioni a seconda dei casi). Ottenere prima il via libera dei magistrati contabili cancella il rischio di vedersi contestare dopo il danno erariale, prospettiva che ferma la mano ai dirigenti quando devono firmare gli atti. Ma non mancano i problemi. Due, in particolare. La proposta non dispiace alla Corte dei conti. In una risoluzione del consiglio di presidenza, i magistrati invitano Governo e Parlamento a «potenziare la funzione di controllo preventivo», ampliandola «alla materia dei contratti pubblici, compresa la fase esecutiva, a tutti gli effetti della normativa vigente». È un «sì» deciso alla spinta alla prevenzione, più che alla repressione, del danno erariale. Nella risoluzione, però, il consiglio di presidenza avanza un altro “invito”: a «rafforzare contestualmente l’autonomia finanziaria e organizzativa della Corte per far fronte con efficacia e tempestività ai nuovi compiti». In risposta, l’emendamento dà al presidente della Corte il compito di «definire annualmente le risorse occorrenti per il funzionamento» della magistratura contabile, ma rigidamente «a invarianza della spesa». E senza rafforzare la Corte c’è il rischio che un’ondata di richieste di ok preventivi ingolfi gli uffici, e quindi gli appalti.

Ma sull’accordo politico nella maggioranza pende un altro macigno. Che si chiama autostrade. Il correttivo inserisce i decreti di cessazione anticipata di concessioni autostradali tra gli atti sottoposti al controllo obbligatorio preventivo della Corte. Nelle intenzioni dei Cinque Stelle l’obiettivo è sempre lo stesso: dare una tutela ai dirigenti che senza l’ombrello contabile non firmerebbero mai la chiusura della concessione ad Autostrade per l’Italia o a Strada dei Parchi, la società di Carlo Toto che gestisce la Roma-L’Aquila. Ma sull’attacco ai concessionari la Lega rimane più che fredda.

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