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Dalla Ue i fondi per l’attuazione

Fonte: Il Sole 24 Ore

Un pacchetto di finanziamenti da 1,7 miliardi all’anno per i prossimi sette anni, fino al 2020. È la stima – contenuta nell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano e calcolata secondo un modello cautelativo – delle risorse europee che sarebbero disponibili per finanziare l’attuazione dell’Agenda. Fondi in gran parte comunitari, perché la stretta dei trasferimenti statali agli enti locali, a cui si aggiungono gli effetti delle manovre e della spending review degli ultimi anni, fanno calare le risorse nazionali disponibili.

Da oggi al 2020 la parte maggiore, pari a circa 1,3 miliardi all’anno, potrebbe arrivare dai fondi europei a gestione indiretta, con i Programmi operativi regionali (Por) e i Programmi operativi nazionali (Pon). Una corsa a cui partecipano tutti i Paesi della Ue in un clima estremamente competitivo. Qui l’Italia sconta un certo handicap nel riuscire a presentare proposte credibili. L’Europa poi chiede delle correzioni con il rischio concreto che alla fine i fondi si perdano. Giovedì scorso a Bruxelles, con la firma dell’accordo di partenariato per 43,1 miliardi, di cui 32,2 per le politiche di coesione, è stato fatto un passo avanti perché diversi progetti puntano sull’innovazione e sulla banda ultralarga.

Ci sono poi i fondi a gestione diretta. I ricercatori del Politecnico ritengono che, da oggi al 2020, l’Italia potrebbe ricevere 7 miliardi, di cui poco più di un terzo utilizzabili per le finalità dell’Agenda: circa 370 milioni all’anno impiegabili per progetti nell’ambito delle soluzioni Ict.

La potenziale disponibilità di 1,7 miliardi all’anno rappresenta «un discreto incremento rispetto al passato – si legge nell’Osservatorio – e confermerebbe che l’Ict rappresenta una verà priorità nelle politiche di coesione dei prossimi anni». Un passo in avanti, ma «ancora insufficiente a completare la rivoluzione digitale prevista dall’Agenda».

Potrebbero anche scendere in campo i privati, nella fattispecie il mondo delle imprese, in partnership con gli enti locali. Ci sono strumenti finanziari entrati nella prassi come il project financing e il crowdfunding, oltre a forme dirette di collaborazione in cui l’apporto delle aziende sarebbe a livello di competenze, con l’affiancamento del pubblico nell’attivazione di investimenti più oculati ed efficienti.

Un modo di valorizzare al meglio le risorse disponibili nonostante la flessione degli investimenti della Pa per la propria digitalizzazione, già molto inferiore rispetto a quella degli altri Paesi. La sanità italiana nel 2013 – evidenzia l’Osservatorio – segna una spesa pro capite di circa 10 euro (-11% sull’anno precedente), la metà degli altri Paesi Ue. E ancora non si sentono gli effetti degli ultimi tagli portati dalle recenti spending review.

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