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Dalla Bei 3,5 miliardi per le Pmi

Fonte: Il Sole 24 Ore

Nonostante i venti di crisi che soffiano impetuosi sull’Europa, la Banca europea degli investimenti (Bei) continua a sostenere il Vecchio Continente. A partire dall’Italia dove, nel 2011, l’istituto con sede in Lussemburgo ha assicurato oltre 9 miliardi di erogazioni, di cui 3,5 a supporto delle piccole e medie imprese.
Dal 1958, anno di costituzione della banca, a oggi, l’economia italiana ha poi beneficiato di 150 miliardi di fondi targati Bei. E i vertici della struttura, il presidente Werner Hoyer e il suo vice Dario Scannapieco, che ieri hanno illustrato a Roma i risultati 2011, guardano con ottimismo al futuro. «Il calo degli spread – ha spiegato Hoyer – è un segnale del ritrovato clima di fiducia e l’Italia ne è la riprova».
Riferendosi agli sforzi compiuti dal nostro Paese, Hoyer ha quindi parlato di «una storia di successo» e ha spiegato come le riforme avviate nella penisola «vengono seguite con rispetto anche fuori dall’Europa». Un riconoscimento importante al percorso portato avanti dal governo di Mario Monti, che Hoyer e Scannapieco hanno incontrato ieri nel pomeriggio, dopo aver fatto visita al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e subito dopo al ministro dello Sviluppo, Corrado Passera.
Un tour tra le istituzioni, dunque, per puntellare una collaborazione sempre più strategica per l’Italia e il suo tessuto economico con quasi 63 miliardi di euro di finanziamenti in essere. Nel 2011, poi, la Bei ha finanziato 19.802 piccole e medie imprese (sulle 120mila di tutta Europa). Ma i fondi della banca sono serviti anche a far rifiatare altri settori. Degli 8,4 miliardi di prestiti del 2011, infatti, il 34% è andato alle Pmi, seguito dall’energia (26%) e dalle infrastrutture (17%), altro snodo cruciale dell’impegno della Bei, attiva sui principali progetti anche con strutture finanziarie innovative come i project bond. Che Monti ha chiesto all’istituto di implementare per finanziare le grandi opere e la crescita in Europa. «Brebemi, Tem, Pedemontana – ha ricordato Scannapieco – sono tutti dossier che stiamo studiando e abbiamo contatti con la Cassa Depositi e Prestiti che sta lavorando con noi». Il rapporto con Cdp, ha aggiunto, «è ideale» e passa attraverso la collaborazione con il Fondo italiano di investimento – con cui la Bei, tramite il controllato Fondo europeo degli investimenti (Fei), ha siglato a ottobre un accordo strategico a favore delle pmi – e la partnership in tre dei fondi della Cassa (Marguerite, Inframed e l’European Energy Efficiency Fund). Ma la banca non entrerà nel Fondo strategico italiano della Cdp, né lo farà il Fei. «Non è nel nostro target», ha precisato Scannapieco.
Poi lo sguardo al 2012 con l’obiettivo di normalizzare i prestiti dopo la fase di incremento degli ultimi anni.
«Dobbiamo fare di più con meno, magari con nuove forme di garanzia», avverte Hoyer. Ma le Pmi italiane possono dormire sonni tranquilli perché il sostegno della Bei – che nel 2011 ha raccolto 75 miliardi di euro sul mercato – non verrà meno: i nuovi prestiti dovrebbero aggirarsi attorno ai 2,5 miliardi di euro (2,63 miliardi nel 2011). «Anche se – ha evidenziato Hoyer – è troppo presto per fare previsioni sul 2012». Un tassello, però, appare già chiaro: la volontà della banca di rafforzare il suo impegno nel Meridione, tema centrale nel colloquio con Napolitano («siamo in attesa dei progetti del Sud», dice Hoyer). Con un occhio anche alla Banca del Mezzogiorno che potrebbe diventare, ammette Scannapieco, «un nuovo canale attraverso cui veicolare i nostri finanziamenti».
La Bei, dunque, prenota già il futuro dell’economia, anche di quella italiana scossa dai declassamenti delle agenzie di rating. Hoyer e Scannapieco, però, rassicurano. «Dobbiamo fare uno sforzo di equilibrio – ha spiegato il presidente Bei -. Da un lato mantenere una posizione forte sul mercato. Dall’altro sappiamo che possiamo creare problemi alle aziende quando operiamo inasprimenti sui livelli delle garanzie che chiediamo per i nostri finanziamenti». Non ci sarà però alcuna contrazione del flusso dei finanziamenti. «Andranno individuate modalità differenti – ha chiarito Scannapieco – ma non interromperemo la collaborazione».

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