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Dal 1° luglio lo split payment esclude le società pubbliche

Dal 1° luglio lo split payment esclude le società pubbliche

Con la grande sorpresa (anche dalle parti del Ministero dell’Economia) in chiusura degli Stati generali, l’IVA è tornata prepotentemente a vivere una doppia vita a cavallo fra l’ambizione degli annunci e la realtà delle decisioni operative. E mentre la prima alimenta aspettative crescenti in molte categorie, a partire naturalmente dai commercianti, la seconda si concentra sul via libera in arrivo da Bruxelles alla proroga triennale dello split payment, il meccanismo che trattiene l’IVA alla fonte per le imprese che lavorano con soggetti pubblici.

Proprio sul Sole 24 Ore di questa mattina si possono leggere alcune anticipazioni su quello che dovrebbe accadere in questa seconda parte di 2020 con riferimento allo split payment. Al Governo – scrivono Marco Mobili e Gianni Trovati – la nuova replica del meccanismo in scadenza a fine mese, che ha acceso le proteste delle imprese perché drena liquidità preziosa soprattutto in fasi di crisi, è data per scontata. Ma con una novità. Dal 1° luglio lo split dovrebbe tornare alla sua configurazione originaria, limitata alle operazioni con la Pubblica Amministrazione, perdendo la sua estensione a società controllate e ad aziende quotate introdotta dal collegato fiscale alla Manovra 2018. Non è un cambiamento di poco conto, perché se confermato impone una revisione drastica dei software gestionali ma soprattutto perché riduce un po’ il raggio d’azione di un sistema che prima o poi dovrà tramontare. Anche perché la prima proroga era stata chiesta per accompagnare il fisco verso l’applicazione piena della fatturazione elettronica, che nel frattempo però è entrata a pieno regime dando una mano importante alle entrate dello Stato.

* In collaborazione con Mimesi s.r.l.

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