Dai condoni dimenticati un “tesoretto” da 20 miliardi

Fonte: La Repubblica

di SERGIO RIZZO

Perché prima d’ora nessun governo abbia mai voluto andare in fondo a questa faccenda dei condoni edilizi è un bel mistero. Un mistero che la sciatteria congenita con la quale si amministra questo Paese non è sufficiente a spiegare. Il fatto è che da sempre il condono rappresenta un nervo scoperto della nostra politica, destra o sinistra poco importa. E meno quel nervo si stuzzica, meglio è: anche se stuzzicandolo bene potrebbe arrivare nelle casse dello stato una valanga di soldi. Non può dunque che apparire dunque sorprendente come a trentadue anni dalla sanatoria varata da Bettino Craxi nel 1985, e ben ventidue governi dopo, ci sia un esecutivo che pensa a chiudere quella pagina indecente e le altre due, altrettanto indecenti, seguite alla prima durante le diverse epoche berlusconiane.

La pratica è in mano al responsabile delle Infrastrutture Graziano Delrio, che l’ha affidata al viceministro Riccardo Nencini. L’idea è quella di introdurre nella legge di stabilità per il 2018, che dovrà essere approvata entro la fine dell’anno, una norma che prevede la costituzione di «unità di valutazione» territoriali con il compito di affiancare gli enti locali nello smaltimento delle domande di condono edilizio ancora inevase. Si tratterebbe insomma di istituire localmente uffici speciali direttamente dipendenti dallo stato centrale incaricati di esaminare le pratiche e stabilire se gli abusi dichiarati da chi invoca la sanatoria sono regolarizzabili oppure no…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.