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Crediti verso la Pa: nuova chance con la certificazione

Fonte: Il Sole 24 Ore

Alessandro Sacrestano

Le nostre imprese muoiono di “crediti” oltre che di “debiti”. È proprio il caso di dirlo dopo aver letto la motivazione della sentenza che, per fortuna, ha ritenuto incolpevole del reato di omesso versamento di imposte l’imprenditore che vantava crediti inevasi nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Eppure, ci si era convinti che, dopo l’emanazione dei Decreti del ministro dell’Economia e delle finanze 22 maggio 2012 e del successivo 25 giugno 2012, a proposito della certificazione dei crediti vantati nei confronti dello Stato, delle Regioni e delle ASL, questa piaga sociale (che sferza soprattutto le imprese del Mezzogiorno) potesse in qualche modo attenuarsi.
Si ricorda che, in base alla menzionata disciplina, le imprese possono richiedere alla Pubblica amministrazione la certificazione dei crediti – purché non prescritti, certi, liquidi ed esigibili – per le forniture eseguite
La certificazione potrà essere utilizzata per:
– compensare debiti iscritti a ruolo per tributi erariali, regionali o locali e nei confronti di Inps o Inail; 
– ottenere un’anticipazione bancaria del credito, eventualmente anche assistita dalla garanzia del Fondo centrale di garanzia;
– cedere il credito, pro-soluto e pro-solvendo.
L’istanza può essere presentata – dopo il preventivo accreditamento – attraverso l’apposita piattaforma telematica (collegandosi al sito www.certificazionecrediti.mef.gov.it). 
L’Amministrazione interpellata “dovrebbe” rilasciare l’attestazione nei trenta giorni successivi alla ricezione dell’istanza, pena la nomina di un commissario ad acta che si sostituisce all’amministrazione inadempiente.
Come detto, anche i fornitori delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, oltre quelli delle regioni, gli enti locali e del Servizio Sanitario Nazionale, possono fruire del meccanismo della compensazione con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo. 
Insomma, la certificazione del credito resta il più semplice way out dal circolo vizioso all’interno del quale cadono molte imprese: il mancato pagamento comporta l’omissione di tributi e contributi; a sua volta l’omissione ingenera iscrizioni a ruolo che “impediscono” all’ente pubblico di pagare. Con la certificazione, quindi, l’ente paga direttamente all’Agente per la riscossione, decurtando il debito accumulato dall’impresa creditrice.
L’illusione della semplicità del meccanismo, tuttavia, si infrange sul macigno della burocrazia dei piccoli comuni e degli enti. Troppo spesso, infatti, il confronto con tali amministrazioni mette a nudo una inspiegabile e colpevole ignoranza delle novità legislative o, almeno, una altrettanto incomprensibile incapacità di avviarne la procedura di risposta dietro istanza del creditore.
Il risultato è che si finisce per vanificare gli sforzi compiuti dal legislatore, annichilendo ancora di più la fragile fase di ripresa dell’economia locale.
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In sintesi

01|LA NORMA
La certificazione dei crediti – certi, liquidi, esigibili e non prescritti – vantati nei confronti della Pa è regolata dai decreti del ministro dell’Economia e delle finanze 22 maggio 2012 e del 25 giugno 2012

02|LE POSSIBILITÀ 
La certificazione può essere utilizzata per compensare debiti iscritti a ruolo per tributi erariali, regionali o locali e nei confronti di Inps o Inail, per ottenere un’anticipazione bancaria del credito, o per cedere il credito

03|I TEMPI
L’amministrazione interpellata “dovrebbe” rilasciare l’attestazione in 30 giorni

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