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Corte conti: non servono manovre aggiuntive

Fonte: Il Sole 24 Ore

L’andamento del Pil peggiore rispetto alle previsioni per quest’anno non renderà necessari nuovi interventi di finanza pubblica. Perché la caduta del Pil ha influenza sul disavanzo «ma l’impegno preso per il pareggio di bilancio è al netto del ciclo economico e questo facilita il raggiungimento di tale obiettivo senza il bisogno di una manovra aggiuntiva». È rassicurante il presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, nel commentare le ultime rilevazioni dell’Istat che hanno fornito un’istantanea dello stato di salute dell’economia non a tinte vive.
Durante l’audizione in commissione Bilancio alla Camera, Giampaolino ha ricostruito i benefici del programma di azioni condiviso in ambito europeo e dei ripetuti interventi correttivi sui conti pubblici. Il risultato è stato un «forte riequilibrio, da assegnare non soltanto all’aumento del prelievo fiscale, ma anche al contenimento della spesa». Nel biennio 2010-2011 la Corte ha avuto modo di rilevare per questa voce effetti di «grande rilievo». I dati cumulati della contabilità nazionale mostrano che, mentre le spese delle amministrazioni pubbliche al netto degli interessi sono diminuite dell’1%, la spesa primaria dello Stato si è ridotta addirittura del 5,5 per cento.
Il raggio di virata della spesa statale si coglie più efficacemente quando si considerano le spese al netto degli interessi e dei trasferimenti destinati agli altri enti della Pa e, in particolare, alle amministrazioni regionali e locali. Al netto di ciò, le uscite dello Stato risultano diminuite, negli ultimi due anni, di circa il 6 per cento. Uno sforzo di aggiustamento, ragiona il presidente della magistratura contabile, «superiore al previsto, anche se del tutto sbilanciato nella sua composizione interna»: al calo di meno del 3% delle spese correnti fa, infatti, riscontro il crollo di quelle in conto capitale che ha superato il 26 per cento.
Qualche motivo di ansietà arriva poi dal fronte degli enti locali, dove il rischio che si verifichino dissesti finanziari comincia a farsi mano a mano più consistente. L’auspicio del presidente Giampaolino è che la Corte «possa accompagnare tramite le sezioni regionali di controllo a un rientro per le situazioni che sono più di una, qualcuna molto preoccupante, di grandi capoluoghi di Province, di Regioni». Nel suo intervento il presidente ha ricordato che il sistema attuale, tranne nelle realtà ad autonomia differenziata (e a eccezione della Valle d’Aosta), non prevede per le Regioni a statuto ordinario un giudizio di parificazione analogo a quello formulato dalla Corte per il rendiconto generale dello Stato. Una «lacuna ordinamentale» che meriterebbe di essere colmata per garantire, anche nella gestione delle risorse finanziarie da parte delle Regioni, il canone costituzionale del buon andamento della gestione dei soldi pubblici.

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