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Coronavirus/2: referendum non prima di giugno, a rischio anche date delle amministrative

Fonte: Sole 24 Ore

di EMILIA PATTA (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Se fino a qualche giorno fa permanevano le perplessità istituzionali sull’opportunità di rimandare un appuntamento elettorale importante come quello previsto per il 29 marzo, dopo la decisione di chiudere scuole e università in tutto il Paese anche il rinvio del referendum confermativo sul taglio del numero dei parlamentari è ormai scontato. Ma non sarà deciso nel Consiglio dei ministri convocato per oggi: se ne parlerà, ma la decisione operativa sarà presa più avanti. Due misure draconiane e senza precedenti a così stretto giro darebbero un messaggio troppo ansiogeno. Ma la prudenza sul momento in cui decidere formalmente il rinvio ha anche un’altra ragione: fino a qualche giorno fa si pensava di indire le elezioni amministrative (si voterà in sette Regioni e in circa mille Comuni) il 17 maggio con i ballottaggi il 31, ma comincia ad esserci qualche dubbio anche su queste date. Sarà passata l’emergenza in tempo per permettere un regolare svolgimento della campagna elettorale? E sarà opportuno chiudere di nuovo le scuole per altri tre giorni dopo una così lunga sospensione?

Dal momento che il referendum confermativo sarà a questo punto accorpato al primo turno delle amministrative, è prudente aspettare ancora qualche giorno l’evolversi della situazione sanitaria – è la riflessione che si sta facendo tra Palazzo Chigi e il Viminale – ed eventualmente fissare l’election day nella seconda metà di giugno. Ad ogni modo il testo unico degli enti locali prevede che «la data per lo svolgimento delle elezioni… è fissata dal ministro dell’Interno non oltre il cinquantacinquesimo giorno precedente quello della votazione»: per votare il 17 maggio bisognerà decidere entro il 22 marzo. Lo slittamento del referendum confermativo fa allontanare ancora di più la già debole ipotesi di elezioni anticipate in autunno evocata ancora in queste ore dal leader della Lega Matteo Salvini. Con l’election day a giugno, infatti, i due mesi necessari per il ridisegno dei collegi per adeguarli al ridotto numero dei parlamentari sposterebbero a settembre la possibilità teorica di sciogliere le Camere: le elezioni a quel punto arriverebbero nel pieno dell’approvazione della legge di bilancio, a ridosso delle ferie natalizie.

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