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Contratto dei dirigenti, segretari in rivolta contro le «invasioni» della politica

Fonte: Sole 24 Ore

di GIANNI TROVATI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Parte in salita il confronto sul rinnovo contrattuale dei dirigenti nelle Funzioni locali. I problemi sono generalizzati, ma a sollevarli sono in particolare i segretari comunali, a cui pure sarà dedicata una sezione speciale del contratto per tutelarne la specificità. Ma questo obiettivo, salvato sul piano della forma, sembra attaccato su quello della sostanza, almeno a leggere la nota inviata ieri all’Aran e a Palazzo Vidoni dalla Confsal. Il sindacato, per maggior tutela, ha mandato il tutto per conoscenza anche alla Procura generale della Corte dei conti.

Previsioni «surreali»
La nota parte piano (si fa per dire), spiegando che alcune previsioni dell’atto di indirizzo appena “liberato” dalla Funzione pubblica sono «poco perspicue». Ma riga dopo riga i toni si accendono, fino a parlare di indicazioni «ingiustificate» per poi bollare l’atto di indirizzo come macchiato di passaggi «surreali» nella loro «incomprensibilità». Ma che cosa ha mandato su tutte le furie i segretari? Il problema è quello cruciale dei rapporti fra politica e dirigenza, su cui l’Atto di indirizzo sembra tentare uno scarto significativo nonostante l’ultimo tentativo di riforma targato Madia sia naufragato, e quello nuovo avviato da Giulia Bongiorno sia solo all’inizio del cammino. I passaggi più critici si concentrano al punto 8.2 dell’atto di indirizzo, dove le istruzioni all’Aran per il rinnovo contrattuale sostengono che l’Agenzia dovrà «definire i contenuti dell’attività di sovraintendenza e di coordinamento» affidate ai segretari dal Testo unico degli enti locali (articolo 97, comma 4 del Dlgs 267/2000).

La riserva di legge sulle materie «organizzative»
Fra queste attività, spiega sempre l’atto di indirizzo a mo’ di esempio, rientrano «la predisposizione del piano dettagliato degli obiettivi, la proposta del piano esecutivo di gestione e l’esercizio del potere di avocazione degli atti dei dirigenti». L’Aran, in sintesi, dovrebbe avventurarsi nel cuore dei contenuti dell’attività dei segretari, infilandosi secondo la nota nel pieno dell’esercizio di funzioni pubbliche e di quelle misure di organizzazione degli uffici che non possono finire sui tavoli della contrattazione per espressa riserva di legge (articolo 40 del Dlgs 165/2001). L’obiettivo di disciplinare «l’esercizio del potere di avocazione degli atti dirigenziali», sottolinea poi la nota, va nel pieno delle prerogative, anche loro per eccellenza fra le materie sottratte alla contrattazione. Con il risultato di finire nella «surrealtà» quando l’atto di indirizzo pretende che l’Aran regoli «ogni altra funzione di direzione richiamata nei regolamenti di organizzazione». Un bel problema, difficile da correggere con un semplice maquillage.

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