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Consultazione web sui tagli

Fonte: Il Sole 24 Ore

La metà dei 4,2 miliardi di risparmi della prima fase di spending review dovrà arrivare dal piano di tagli alle spese per forniture, targato Enrico Bondi. Un piano che dovrà essere pronto «entro 15 giorni». A lasciare intendere che il programma anti-sprechi appena varato dal Governo parte con l’acceleratore è il sottosegretario alla Presidenza, Antonio Catricalà. Un’operazione a tutto campo alla quale potranno contribuire anche i cittadini segnalando via web inefficienze e anomalie. Nella pagina dedicata dal sito Internet della Presidenza del consiglio alla spending review è stato stato inserito un modulo per consentire a tutti di «dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili».
Un’iniziativa accolta con freddezza anche dai partiti, anche della maggioranza, in primis il Pdl, e criticata dal leader della Cgil, Susanna Camusso. Ma dalle prime indiscrezioni è emerso che già ieri sera sarebbe arrivata a Palazzo Chigi una prima ondata di segnalazioni, che saranno comunque monitorate solo nei prossimi giorni (ma non quelle anonime). Sempre con freddezza, soprattutto da parte del Pdl, sono stati accolti gli incarichi affidati a Giuliano Amato e allo stesso Bondi, che insieme all’economista Francesco Giavazzi compongono la terna di nomine decise lunedì dal Consiglio dei ministri.
Mario Monti ha definito «superficiali» i commenti su Bondi, mentre Catricalà ha sottolineato che «il lavoro che farà Bondi non lo può fare né un ministro né un sottosegretario. È un’attività gestionale e in Italia questo lavoro lo sanno fare due o tre persone, fra cui Bondi».
Il super-commissario già ieri era al lavoro, in stretta collaborazione con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, per presentare nel giro di due settimane il “cronoprogramma” sugli acquisti di beni e servizi. Bondi farà la spola tra gli uffici che avrà in dotazione al ministero dell’Economia e quelli alla presidenza del Consiglio (vicino al ministro Giarda) e si avvarrà dei contributi e dell’Ispettorato della Funzione pubblica e della Ragioneria generale dello Stato. E, soprattutto, potrà in qualsiasi momento dare il via a ispezioni e chiedere «informazioni e documenti alle singole amministrazioni». Il suo compito sarà quello di fissare i tetti di spesa per le singole voci di uscita per le forniture.
Ma anche sui tagli sul flusso complessivo di spesa pubblica immediatamente “rivedibile” (80 miliardi che, secondo l’analisi di Giarda, diventano 295,1 nel medio periodo) si marcia a tappe forzate: i ministeri dovranno presentare il loro piano di razionalizzazione entro il 31 maggio. Esclusi dalla stretta Parlamento, Quirinale e Consulta perché organi costituzionali dotati di una loro autonomia.
Alcuni dicasteri sono già in moto. Tra questi il ministero della Giustizia che conta di presentare un suo progetto di razionalizzazione entro maggio realizzato in collaborazione gratuita con Ernst & Young. Ma c’è anche chi si muove con circospezione o fornisce precisazioni. Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, assicura che «qualunque operazione non verrà mai ad intaccare la sicurezza dei cittadini», mentre il collega dell’Istruzione, Francesco Profumo, precisa: «Io credo che la scuola abbia già pagato tanto in questi anni in termini di tagli e infatti in questo momento di revisione della spesa la scuola non è nell’occhio dei ciclone».
I tagli dovrebbero concentrarsi su spese di rappresentanza e per convegni. Allo stesso tempo scatterà il ridimensionamento delle strutture dirigenziali esistenti e la riduzione degli enti strumentali e vigilati e delle società pubbliche. In arrivo un accorpamento del dipartimento del Turismo con quello degli Affari regionali e una razionalizzazione degli immobili utilizzati per uffici e sedi. Quanto al grosso della spesa, nel mirino dei tecnici c’è quella sanitaria: 97,6 miliardi (di cui quasi 70 per consumi intermedi) sui 295,1 considerati rivedibili.

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