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«Concessioni, applicare subito le direttive Ue»

Fonte: Il Sole 24 Ore

Applicare da subito le norme Ue sul valore delle concessioni e il rischio operativo da trasferire ai privati. Sono le due indicazioni-chiave contenute nelle linee guida sul project financing messe a punto dall’Autorità Anticorruzione, al termine di un lungo periodo di gestazione. 
Indicazioni importanti perché chiedono di anticipare i contenuti della direttiva 2014/23 , che l’Italia deve recepire entro il 18 aprile 2016, con l’obiettivo di arginare il fenomeno delle concessioni sottostimate per aggirare le gare europee evitando, allo stesso tempo, che il rischio di mercato finisca per essere parato sempre dall’ombrello pubblico. 
Nel documento di 47 pagine pensato per guidare passo per passo Pa e imprese all’avvio e alla gestione di un’operazione di project financing, si trovano anche altre notazioni di rilievo. Tra queste, la bocciatura di alcune delle novità varate solo due anni fa con il «decreto Fare» e l’invito a raccogliere il consenso sugli interventi con un «débat public» alla francese al momento della presentazione degli studi di fattibilità, per evitare il rischio di operazioni lanciate su un binario morto.
Basta concessioni sottostimate, dice innanzitutto l’Authority di Raffaele Cantone. Per superare l’ambiguità delle norme contenute nel nostro codice appalti il suggerimento è di rifarsi subito alle regole Ue, che impongono di calcolare il valore del contratto da mettere a gara sulla base del fatturato pluriennale derivante dalla concessione e non soltanto sulla base del costo delle opere. Equivoco che «ha portato spesso a non riconoscere la dimensione comunitaria ad affidamenti idonei a generare elevati introiti per il concessionario». 
Stesso discorso per il trasferimento del rischio operativo che, in base alla direttiva, deve comportare «una reale esposizione alle fluttuazioni del mercato», in modo tale che il rischio di perdite non sia «puramente nominale o trascurabile». 
Bocciate, invece, alcune delle correzioni apportate dal decreto Fare (Dl 69/2013) nel tentativo di rilanciare il project financing. 
Tra queste l’introduzione di un «dialogo competitivo ibrido». Cioè la possibilità per le amministrazioni di avviare «una consultazione preliminare con gli operatori » invitati alla gare e modificare il bando alla luce di eventuali criticità Innovazione suscettibile di generare rapporti opachi, bocciata dall’Anticorruzione con la motivazione che «il dialogo competitivo è già utilizzabile per l’affidamento della concessione di lavori». Perplessità anche sulla possibilità di gestire le concessioni attraverso le centrali di committenza che diventeranno obbligatorie per i comuni non capoluogo dal prossimo primo novembre. Un’operazione utile, perché consentirebbe di attingere a competenze che spesso latitano negli uffici dei piccoli comuni, ma difficile da realizzare, secondo l’Autorità, proprio per la specificità delle concessioni e per la necessità di un raccordo molto stretto tra i privati e l’amministrazione. 
Per risolvere sul nascere i conflitti da sindrome Nimby, l’Anac propone infine di prevedere una consultazione preventiva con i soggetti interessati dagli interventi che si intende realizzare, sulla base degli studi di fattibilità. 

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