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Con la riduzione degli affitti risparmi fino a 56 milioni

Fonte: Il Sole 24 Ore del lunedì

La spending review conferma il proprio interesse per il patrimonio pubblico: prima il programma illustrato dal commissario Enrico Bondi di agire sulle spese per le locazioni, poi, nella stessa giornata di mercoledì, l’annuncio del premier Mario Monti di recuperare risorse mettendo sul mercato i gioielli di Stato. Annuncio che si è poi tramutato in un decreto legge approvato venerdì dal consiglio dei ministri. In entrambi i casi si tratta di versanti su cui da tempo – ancor prima dell’acuirsi della crisi – si ragiona.
Si prenda il caso degli immobili affittati per ospitare gli uffici pubblici: sono non tanti meno di quelli messi a disposizione dallo Stato. Secondo la fotografia scattata dall’agenzia del Demanio – fotografia che ha bisogno di una continua messa a fuoco perché le amministrazioni stanno ancora inviando le informazioni – si tratta di 10.108 locazioni contro 12.800 occupazioni di spazi di proprietà statale. Il dato, che è stato fornito dal direttore del Demanio nel corso di una recente audizione presso la commissione Finanze della Camera, si riferisce alla situazione delle amministrazioni centrali, che per tenere i loro uffici in affitto spendono 1,2 miliardi euro l’anno. Cifra che si potrebbe abbassare subito di qualche milione di euro se si riuscisse a ridurre le locazioni, considerando che per ogni metro quadrato in affitto a cui si rinuncia il risparmio è di 45 euro. Viene, infatti, meno non solo il costo della locazione, ma anche quello delle pulizie, della guardiania, del riscaldamento.
In realtà i risparmi in questo ambito sono già in corso. Sono, infatti, operativi 17 piani nazionali che hanno come obiettivo la riduzione degli affitti, con conseguente trasloco in immobili di proprietà dello Stato, e la ristrutturazione di spazi già occupati dalle amministrazioni. Si tratta, in totale, di 319 operazioni immobiliari che hanno già garantito, grazie alla diminuzione delle locazioni, un risparmio di 13 milioni di euro. Entro il 2015 il Demanio conta di tagliare le spese per altri 32 milioni e questo grazie al completamento dei 17 piani. La cifra, però, potrebbe essere più alta e arrivare a 43 milioni di risparmi (dunque, per un totale di 56 milioni) se riusciranno a partire anche i due progetti di razionalizzazione immobiliare che riguardano il ministero dell’Istruzione e quello dello Sviluppo, al momento fermi perché mancano i fondi per procedere agli interventi di rifunzionalizzazione degli spazi utilizzati dai due dicasteri.
Anche sul fronte delle dismissioni del patrimonio pubblico si agisce da anni, anche se finora i risultati non sempre sono stati all’altezza delle aspettative. Una delle partite aperte è quella degli immobili di proprietà della Difesa: su questo versante sono state siglati vari accordi con i comuni dove si trova il bene, perché l’amministrazione locale deve garantire un cambio della destinazione d’uso della proprietà – in modo che possa realmente interessare il mercato e, dunque, acquistare maggiore valore – e, in questo modo, partecipare ai profitti della vendita.
Ora la novità, contenuta del decreto legge approvato venerdì dal consiglio dei ministri, è la costituzione di un fondo immobiliare in cui far confluire tutti gli immobili pubblici, compresi quelli della Difesa e degli enti locali, che in questo modo potranno essere valorizzati e venduti, in modo da consentire ai vecchi proprietari, che avranno quote di partecipazione al fondo, di utilizzare il ricavato per ridurre il proprio debito.

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