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Con la «doppia» Tares aumenti fino al 20%

Fonte: Il Sole 24 Ore

Gianni Trovati

MILANO.
Il conto finale varierà da città a città, e dipenderà dalla situazione finanziaria del Comune e dai profili che l’amministrazione deciderà di utilizzare per profilare le richieste sulle diverse categorie di contribuenti. Un dato però è certo, e sancisce che nella galassia fiscale che ruota intorno alla casa la Tares, cioè la nuova tassa su «rifiuti e servizi», peserà di più delle vecchie Tarsu o Tia di cui prenderà il posto.
A togliere ogni dubbio al riguardo è la natura della Tares disegnata dai decreti attuativi del federalismo fiscale scritti durante il Governo Berlusconi, e confermata nella sostanza dai provvedimenti anti-crisi dell’Esecutivo Monti. La Tares, prima di tutto, dovrà finanziare integralmente il costo di raccolta e smaltimento rifiuti, garantendo una copertura piena che spesso non era ancora stata raggiunta nei Comuni in cui fino a ieri si pagava la Tarsu (sono 6.700, più dell’80% del totale). Oltre a questo, con la Tares si dovranno pagare anche i «servizi indivisibili», cioè quelli che il Comune eroga a tutti (per esempio l’illuminazione delle strade o la sicurezza) senza che ci sia una «domanda individuale» (come invece avviene per l’asilo nido o il trasporto scolastico). Morale della favola: la Tares finanzierà un ventaglio di attività maggiori rispetto alla Tia o alla Tarsu, e quindi costerà di più. La sola componente dedicata ai «servizi indivisibili», che di base chiederà 30 centesimi al metro quadrato dell’immobile o dell’area occupata dal contribuente, vale secondo il Governo un miliardo all’anno (già tagliati dalla dote statale per i sindaci): i Comuni, però, possono portare la richiesta a 40 centesimi, con un aumento del 33% che sarà probabilmente piuttosto diffuso e che potrebbe portare il conto totale a 1,3 miliardi di incassi “inediti” fino al 2012. Al resto ci penserà la quota di costi del servizio di igiene urbana che fino a ieri i Comuni non sono riusciti a finanziare con la vecchia tassa.
Molto, come accennato, dipenderà dai parametri che saranno impiegati per misurare i costi a carico delle diverse categorie di contribuenti. Il grafico qui a fianco, a titolo di esempio, propone un’ipotesi di passaggio da Tarsu a Tia in un Comune nel quale, come accade a Milano, le entrate da tassa si fermavano a una quota inferiore del 5,4% rispetto ai costi del servizio. Nell’esempio, sulla componente «rifiuti» si spalma un aumento del 5,4%, e al suo fianco si aggiunge la maggiorazione locale per i servizi indivisibili (al livello base da 30 centesimi al metro). Il rapporto fra le due componenti cambia da profilo a profilo, ma la loro unione porta ad aumenti complessivi che variano dall’8,7% per un esercizio commerciale al 20,5% per un single che abita in un monolocale.
Gli aumenti portati dalla Tares, peraltro, sono solo l’ultimo capitolo di una storia recente ricca di incrementi tributari sui rifiuti, decisi dai Comuni proprio per percorrere le tappe di avvicinamento verso la copertura integrale del costo del servizio. A Milano, per esempio, nel 2012 sono stati messi a preventivo 2,57 miliardi di euro di Tarsu, cioè il 20,1% in più rispetto all’anno prima: e come mostra il censimento condotto dal servizio politiche fiscali della Uil, da Novara (+19,2%) a Firenze (+16,6%) ad Avellino (+15%) più di un capoluogo di Provincia su tre ha imboccato nel 2012 la stessa strada seguita da Palazzo Marino.
gianni.trovati@ilsole24ore.com
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